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mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: Massimo

Ecco i migliori panorami e le più belle foto del giro sulle Pale:

mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: Roberto

Uno sconsolato agosto ha piovuto pioggia per ventitré giorni su trentuno! Per fortuna un inizio settembre dai colori meravigliosamente tersi segue la comitiva dei Bortolot che si è messa in cammino verso le Pale di S. Martino. La mitica punto/tipo bianca è ormai un ricordo chissà, forse sarà riciclata in nuove lamiere o portacarte in plastica o pensionata arrugginita da qualche sfasciacarrozze, con rassegnato finto dolore di Marcello che nel frattempo si è fatto una utilitaria nuova di zecca. A proposito, quegli animaletti (zecche) così fastidiosi, quest’anno sembra abbiano colonizzato e infestato anche zone solitamente immuni ed altitudini insospettabili… forse che i prati incolti stanno aumentando e che la montagna sempre più si sta spopolando? Mah, di seconde, terze, quarte e via dicendo case, oppure di impianti di risalita in via di sviluppo ci è sembrata “popolata” la montagna; di gente che con fatica e sudore e poco reddito la vive e la lavora invece molto meno. Orecchie anzi occhi e riflessioni per intenditori… Insomma anche noi, presi da raptus Lamon e fatto un veloce referendum davanti a un buon prosecco una sera da Peo, abbiamo messo l’indice sulla mappa e scelto di passare in Trentino, ma purtroppo quattro soli giorni delle nostre agognate, sognate e sospirate ferie.

È mattina al Cant del Gal, fiabesco e incantevole luogo, verde rigoglioso di suoni e lineamenti e il nome tutto un programma. Svegli e intrepidi mangiamo in fretta il dislivello fino al rif. Treviso già Canali, e lì quasi “perdiamo” Max che, reduce dalla precedente serata conviviale, ancora non ha digerito ed i suoi passi sono sostenuti da continue e sonore lamentele. Naturalmente per star meglio, al rif. ha ordinato tè caldo (e ci siamo) e… strudel (e qui non ci siamo). Timbrato e recuperato anche un giro di cintura del Max, si riparte e con infinite serpentine irte e regolari ci si addentra e innalza sul Vallon delle Lede fino all’accogliente bivacco Minazio, proprio sotto i contrafforti della Cima del Conte e della Cima Canali e proprio su quella parete alcuni rocciatori stanno scendendo in doppia e quando giungono al bivacco ci rendiamo conto che dei rumori sentiti poco prima erano sassi rotolati che ad una di loro avevano provocato una vistosa ferita alla testa nonostante il caschetto. Ben medicata e col motto “tutto ben quel che finiss ben”, ripartiamo ancora in decisa salita alla volta del passo delle Lede e in forcella la fatica lascia il posto alla soddisfazione incredibile di una vista fenomenale sull’altopiano delle Pale con le sue cime più famose lì, ferme, immobili crode plasmate dal tempo, davanti al nostro iride… e giocoforza davanti all’obiettivo del nostro fotoreporter che già ha riempito memorie su memorie digitali (per il sito www.bortolot.it naturalmente…); peccato che invece la sua memoria analogica, il cervello, ogni tanto vada in “stand-by”. Di lì tutta discesa fino al rif. Pradidali. E qui la sorpresa è stata grande.

Abituati a stagioni e luoghi durante le quali a pernottare nei rifugi non vi era quasi nessuno, stavolta al contrario tutto pieno, soprattutto gruppi di alpinisti/rocciatori. Molte infatti le cordate sulla Cima Pradidali e Campanile, sulla Cima Immink, sia del CAI coi corsi roccia che di appassionati. Con dei ragazzini passiamo il dopocena cercando di intuire con la logica la risoluzione di alcuni giochi da tavolo… ma l’unico al quale la logica non fa difetto è il solito Massimo che li risolve tutti… sulla logica degli altri tre stendiamo un velo pietoso. E come a Roma e Torino anche in rifugio è proposta la notte bianca, anzi in bianco! In effetti la camerata dove io e il Franz eravamo accampati ospitava tutto il campionario possibile di personaggi notturni… un’isterica e insonne filosofica zitella che sospirava imprecando a voce alta ad ogni movimento, anche solo al respiro e che si era appropriata di ogni piccolo spazio sottosopra e adiacente al castello, della serie “quel che te vede le tut meo”; due polacchi con levataccia all’alba di un’alba dell’alba, le quattro, e conseguente rumorosa attività di lavaggio, vestizione e preparazione zaino, della serie “ciapen tut el poc temp che ven, ala facia de chi che à da dormir”; l’insonne che si rigira perennemente sulla branda, naturalmente quella con la rete che cigola di più; e non poteva mancare il fenomeno che dorme più di tutti (e che al risveglio ha sempre il coraggio di dire “mi no ò dormì gnent stanòt…”) ma che russa con tutte le tonalità e armonie possibili, dalla bocca aperta, alla moka del caffè, al masticamento con assaggio, al fischio ed alla rullata che innesca lo stress a catena di tutti gli altri. Meglio è andata a Max e Marcello in un’altra stanza, beati loro.

E la mattina con le borse sotto agli occhi i passi se ne vanno con lo scarpone automatico su per il sentiero fino al Passo Pradidali e da lì fin sotto al ghiacciaio della Fradusta. A questo punto i “destini” dei quattro compagneros si dividono, Massimo con la sua fotocamera a sviscerare tutti i segreti della bocca del ghiacciaio (sempre più ridotto) aperta sul laghetto (sempre più vasto), fotografato da ogni millimetro di lato; Marcello in solitaria esplorazione e videopresa del sentiero che porta alla vetta e il duo RobiFranz ad “aprire” un sentiero tra le cenge scoperte che il ghiacciaio ha lasciato, regredendo e dividendosi in due tronconi. “I coraggiosi alpinisti si arrampicavano con intrepida decisione, noncuranti delle difficoltà e con sprezzo del pericolo attraversavano le bastionate rocciose del ghiacciaio, raggiungendo in breve con passo felpato il sentiero che li avrebbe condotti alla cima… ecc. ecc.”; così forse se avessimo visto un cinegiornale dei tempi passati, più semplicemente direi che i due incoscienti si sono avventurati tra le rocce levigate ed esposte e faticando non poco sono arrivati a un certo punto sul tracciato normale (scampato pericolo! … no ‘ndar a pericolar no?!?), poi in breve sulla vetta della Fradusta. Qui i Bortolot ricongiunti hanno festeggiato un compleanno e la maestosità del panorama. Altri escursionisti giungevano in vetta e sul viso di ognuno di loro si leggeva la soddisfazione di poter guardare e riconoscere dall’alto in una giornata splendida tutte le più belle cime dolomitiche, Antelao, Pelmo, Marmolada, Civetta oltre naturalmente ad indicare una ad una le superbe Pale, il Cimon, il Sass Maor, Cima della Vezzana, i Bureloni/Focobon, le Pale di S. Lucano e il mitico Monte Agnèr. Poi la discesa e il viaggio lunare su e giù per l’altipiano fino al rif. Rosetta.

La sera in rifugio è una rifocillante cena e uno sguardo divertito alle “aquile delle dolomiti”, arzilli triestini over settanta con maglietta gialla d’ordinanza e pancetta incorporata, che festeggiavano il decennale del loro nutrito gruppo con canti popolari e fotoritratti di rito. Coi soliti nostri tempi ristretti (e per evitare di rimanere di più in un rifugio dalla gestione un po’ “fredda” e soprattutto coll’incubo dell’insonne zitella del rif. precedente che nel frattempo era soggiunta a sorpresa!!!) il giorno seguente abbiamo deciso di puntare direttamente verso sud, tralasciando la parte nord delle Pale e quindi abbiamo percorso il sentiero per il Col delle Fede e Col dei Bechi, tra scenari di gratificante serenità e poi su nuovamente a zigozago fino ad arrivare al rif. Velo della Madonna, gioiellino accogliente e familiare, posto su una bastionata sulla Val Cismon, al cospetto dello spigolo del Velo, via alpinistica famosa e gettonatissima dalle generazioni attuali. Al nostro arrivo erano le tre del pomeriggio, ma nonostante l’ora tarda una pasta fenomenale ha attraversato il nostro apparato digerente soddisfandolo appieno per bontà e qualità, plausi al cuoco. Il tempo poi se ne è corso via lento quasi per farci godere totalmente della bellezza dei luoghi, del fascino discreto del tramonto piuttosto che della ospitale discrezione dei gestori. Davvero una sorpresa positiva questo rifugio, un davanzale (anzi due…) che osserva le magie sul Catinaccio, Latemar, sui Lagorai, Cima d’Asta, Vette Feltrine e oltre, in fondo prima delle distese pianeggianti, il Visentin e le Prealpi Venete. Rifugio frequentato da guide alpine con figli al seguito; rifugio gestito da una guida alpina, che serve a tavola, che fa due chiacchiere con gli ospiti, che fa lavori di manutenzione sulle ferrate, che porta sulle vie i clienti, che ti indica con sapienza nomi e storie delle montagne intorno. Una guida alpina sui generis che è lassù, dove volano le aquile, da quattordici anni e ha un figlio che ne ha quattordici di anni e che una mattina lo vedi, quel ragazzino, sullo spigolo, a roteare nell’aria in cordata, regalo di Cresima del suo “santolo”, e la sua mamma trecento metri più in giù, al rifugio, col sorriso sereno ed il naso all’insù ad annusare il profumo d’amore di quel suo cucciolo d’uomo e ad accompagnarlo con lo sguardo appiglio per appiglio, teneramente e sicura della sua forza. Un gestore/guida alpina dalle idee chiare, che discute felice con noi di politica, turismo, attualità varia… un gestore che dall’alto (mt. 2358) del suo rifugio e della sua esperienza e del suo amore per la natura si può ben permettere di scrivere sul mio diario d’incontri che “internet = aria fritta”!… alle sei e un quarto Massimo mi butta giù dal letto e in apnea raggiungiamo la forcella della Stanga. Tempismo… al sorger del sole al di là delle rocce del Sass d’Ortiga mi è sembrato di veder sorridere la fotocamera…. che mirabolanti evoluzioni di colori in pochi istanti!!! La discesa dal Velo della Madonna è un grandioso e incontrastato sentiero naturalistico tra mughi, larici e abetaie e idilliaci solchi prativi puntellati di masi fino al Cant del Gal.

E mentre torniamo a casa ripensavo assorto a quei quattro giorni, durante i quali ci siamo lasciati comandare dai ritmi della terra, dai battiti del tempo, dal levar della luna, dal calar del sole, dal sibilo del vento, dal rotolar dei sassi, dallo sgorgar dell’acqua, dal calore dell’umanità incontrata nei rifugi… anche dal profumo delle “buazze”. Ci siamo lasciati comandare dalle sensazioni dell’anima… Poi una frenata improvvisa e mi sono ridestato e sulla Forcella Aurine una pattuglia dei carabinieri ci ha fermato e chiesto i documenti (eravamo in effetti “sporchi e pazzi”.. Bortolot pò!!!) e d’un tratto si è catapultati nuovamente alla vita normale… comunque tutto in regola!!!

Robi

mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: Massimo

1° giorno:

Partenza alle ore 7.00 di Sabato 2 Settembre 2006. Arrivo a Fiera di Primiero verso le ore 9.30. Lo attraversiamo in auto e appena fuori prendiamo a destra per il paese di Tonadico. Da qui proseguiamo come per salire al Passo Cereda, ma appena dopo Castelpietra sul primo tornante giriamo a sinistra e raggiungiamo dapprima la baita Cant del Gal, poi Malga Canali a quota 1302 metri, dove parcheggiamo vicino alla sbarra che segna l’inizio del sentiero n° 711-707 (poi solo 707) che risale un poco il torrente e raggiunge dopo neanche un’ora al RIFUGIO TREVISO IN CANALI. Qui facciamo solo una piccola sosta di pochi minuti, ci facciamo preparare un panino per il pranzo da portare via. Ripartiamo per il sentiero che porta al BIVACCO C.MINAZIO (a quota 2250 metri) risalendo il ripido sentiero n° 711 del Vallon delle Lede: è qui al bivacco che facciamo sosta per un pranzo al sacco. Dopo più di un’ora e molto relax riprendiamo il cammino in salita per lo stesso sentiero n° 711 e raggiungiamo a fatica il Passo delle Lede (a quota 2695 metri), forcellina stretta e larga appena 2-3 metri da qui si scende con uguale difficoltà tra rocce e valloni franosi fino a incrociare il sentiero n° 709 che porta al RIFUGIO PRADIDALI (a quota 2278 metri). Qui arriviamo verso le 18, giusto il tempo per una cena meritata, un po’ caotica per il sovraffollamento (è sabato sera). Il minestrone di verdure dell’escursionista è obbligatorio! Cena, notte e prima colazione con tessera CAI per € 38,50. Il cellulare non prende, neanche nei dintorni del rifugio.
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2° giorno:

La mattina seguente dal Rifugio Pradidali riprendiamo lo stesso sentiero del giorno prima n° 709 per salire di 350 metri al Passo Pradidali Basso (a quota 2621 metri). Da qui ci dirigiamo verso il Lago Fradusta seguendo il sentiero n° 708. Due di noi affrontano subito il ghiacciaio attraversandolo a metà nel punto in cui il ghiaccio ormai è sciolto per raggiungere con più facilità la Cima Fradusta (a quota 2934 metri). Gli altri due scendono sul sentiero n° 708a al Lago Fradusta ed indugiano un po’ immersi nel panorama, per poi girare attorno al ghiacciaio e risalirlo sulla cresta ad Est. In cima facciamo una sosta pranzo più per avere un motivo per fermarsi e godere di un panorama unico, anche grazie alla giornata estremamente serena che ci concede una temperatura particolarmente mite: è sufficiente ripararci con alcune rocce dall’aria gelida che sale dal ghiacciaio esposto a Nord, e scaldarci al sole verso Sud. Finalmente decidiamo di scendere e seguendo i sentieri n° 708a, 708, 709, 707-709 raggiungiamo il RIFUGIO ROSETTA PEDROTTI (a quota 2581 metri) verso le ore 16.00. Qui abbiamo tutto il tempo per rilassarci, abbuffarci di strudel e birra, fare anche una doccia calda (costa € 5, ma vale la pena!), telefonare a casa (allontanandosi dal rifugio di 100 metri), giocare a carte! Una mezza pensione con tessera CAI qui costa € 36,50.
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3° giorno:

La mattina del terzo giorno lasciamo il Rifugio Rosetta Pedrotti per scendere attraverso il Col delle Fede ed il Col dei Bechi, seguendo il sentiero n° 702 per circa 1.000 metri di dislivello fino all’incrocio col sentiero n° 721 (a quota 1590 metri) che attraversa la Val di Roda e, risalendo poi più lentamente, raggiunge i Cadin Sora Ronz ed infine porta al RIFUGIO VELO DELLA MADONNA (a quota 2358 metri). 15 minuti prima del rifugio il sentiero n° 721 si incrocia con il n° 713: poco dopo incontriamo un tratto esposto di circa 30 metri ed attrezzato con corde a destra ed a sinistra, ma è di facile attraversamento e non servono ulteriori protezioni (tre crocette sulla carta Tabacco n° 22). Nonostante le indicazioni della mattina (dal Rifugio Rosetta Pedrotti il percorso era segnato da percorrere in 7 ore), raggiungiamo il citato Rif. Velo della Madonna in circa 5 e mezza: mistero! Meglio: arriviamo appena dopo le ore 14.00 ed i gestori disponibili ci ristorano con un buon pranzo. Ovviamente strudel e birra non mancano. La giornata è splendida e non rimane altro che esporsi al sole come lucertole, esplorare il panorama fantastico, vagare nei dintorni del rifugio e rilassarsi sui prati aspettando la luce della sera. Mezza pensione + extra con tessera CAI per € 48.
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4° giorno:

Alle ore 6.15 due di noi si alzano per vedere la magia dell’alba, mentre gli altri due preferiscono con calma fare colazione. Qualcuno indugia, ma alla fine verso le 9.00 riprendiamo la via del ritorno e dal Rifugio Velo della Madonna scendiamo per il sentiero n° 713, l’unico sicuro per escursionisti come noi (non attrezzati per scelta con corde e moschettoni). Dopo una discesa di oltre 750 metri, incrociamo il lungo sentiero n° 724-731, poi solo 731, che seguiamo con pazienza verso Sud, e camminando agevolmente per i boschi del Cimerlo, raggiungiamo finalmente poco dopo le ore 13 la Baita Cant del Gal (a quota 1180 metri), ideale per un pranzo di fine escursione abbondante e soddisfacente.
mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: Massimo
Escursione di 4 giorni con 3 pernottamenti in rifugio, dal 2 al 5 Settembre 2006:
  • 1° giorno: da Fiera di Primiero a Tonadico poi partenza da Malga Canali – Rifugio Treviso – Bivacco Minazio – Passo delle Lede – Rifugio Pradidali (1° pernottamento);
  • 2° giorno: Rifugio Pradidali – Passo Pradidali Basso – Lago Fradusta – Cima Fradusta – Rifugio Rosetta Pedrotti (2° pernottamento);
  • 3° giorno: Rifugio Rosetta Pedrotti – Passo delle Fede – Col dei Bechi – Rifugio Velo della Madonna (3° pernottamento);
  • 4° giorno: Rifugio Velo della Madonna – Prati Ronz – Baita Cant del Gal.
lunedì 04 settembre 2006 | Autore: Massimo

Queste foto sono a corredo della camminata “CuorAlba 2006″

venerdì 01 settembre 2006 | Autore: Massimo

Luogo di infinita tranquillità – turisti della domenica permettendo – che culla l’animo umano e ne zittisce il frastuono della frenesia. Giardino e naturale parco, qui l’escursionista è un ospite che deve togliersi le scarpe.

Ecco l’ultimo sole cocente di quest’attimo d’estate che oziosa illude ancora marmotte e pascoli d’altura, ma è inutile promessa che di qui a poco si rivelerà, con temperature più rigide e autunnali. Poi sarà neve.


martedì 27 giugno 2006 | Autore: Massimo
La Val Sperlonga

La Val Sperlonga

Risalendo da Malga Cate a metri 1022 (sopra Tambre) per il sentiero 924 e percorrendo tutta la Val Salatis nella sua incredibile desolazione, ad un certo punto il panorama si apre alla Val Sperlonga, ancora più incredibile paesaggio alpino. Sullo sfondo (ma nella foto non si vede), il Bivacco invernale del Rifugio Semenza a metri 2020.

domenica 25 giugno 2006 | Autore: Massimo

Dal Passo Rolle a 1980 metri si sale per un facile e breve sentiero alla Baita Segantini a quota 2170 metri, da cui le Pale di San Martino incantano ed offrono all’amante della montagna uno dei più belli e tipici panorami delle Dolomiti. A metà percorso la Capanna Cervino offre un accogliente e familiare ristoro per la sera e la notte.