domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Il consiglio più importante per chi effettua escursioni nella stagione più fredda è semplice: state attenti alle scivolate e tenete i ramponi a “portata di piede”. Se poi incontrate ghiaccio vivo, tornate a casa!Accanto al rischio delle valanghe quello delle scivolate è uno dei principali pericoli di cui devono tener conto gli escursionisti che frequentano la montagna in inverno. Il rischio che, durante un’escursione invernale, si verifichi una caduta con una successiva scivolata è direttamente legato alle condizioni del terreno su cui si sale.
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Progressione sulla neve
Fin quando si progredisce su una superficie di neve soffice la suola dello scarpone, grazie alla sua struttura “scolpita” è generalmente sufficiente per creare l’attrito necessario a sostenere il passo dell’escursionista. Queste condizioni ideali però non si verificano sempre. Quando la neve si presenta maggiormente indurita, a volte consentendo allo scarpone di penetrare con la parte anteriore della tomaia o addirittura di creare solo una leggera scafittura, diventa indispensabile calzare i ramponi, aiutandosi nella progressione, a seconda dell’inclinazione del pendio, con i bastoncini (quelli telescopici da trekking vanno benissimo) o con la piccozza.
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Attenti al ghiaccio!
Quando si fa riferimento alle condizioni del terreno occorre fare molta attenzione a non confondere la neve dura con un pendio ghiacciato vero e proprio. La superficie nevosa, è un manto che, per quanto compresso ed indurito, è composto da cristalli di neve ancora integri. Quando però questi cristalli vanno incontro ad un processo di scioglimento dello strato superficiale (a causa dell’innalzamento della temperatura o della pioggia) e a un successivo consolidamento la distesa nevosa si può trasformare in un vero e proprio pendio di ghiaccio vivo, estremamente difficile da scalfire.
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Solo per alpinisti
Le condizioni appena descritte possono essere affrontate solo da chi ha una preparazione ed un’attrezzatura di tipo alpinistico. Insomma, quando un escursionista si trova di fronte a queste situazioni ha solo una cosa da fare: tornare a casa. Il ghiaccio vivo, infatti, viene normalmente salito con ramponi e due piccozze e il più delle volte gli scalatori si legano in cordata per affrontare pendii di questo tipo.
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A tutte le quote
Un errore che spesso si commette, e che è fonte di grande rischio, è quello di pensare che il ghiaccio vivo si possa trovare solo sulle montagne più alte, quelle che, solitamente, sono meta dell’attività alpinistica e non escursionistica. Questo approccio è assolutamente fuorviante: d’inverno le condizioni che portano alla formazione di pendii di neve durissima o addirittura ghiacciati, si possono verificare su qualsiasi montagna, anche con poca neve (basti pensare al “vergls”, l’infido e quasi invisibile strato di sottile ghiaccio che si forma a volte sopra le rocce, rendendo l’equilibrio estremamente instabile) anche alle basse quota, tanto sulle Alpi come sugli Appennini.
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Fiutare l’aria
Proprio perché queste condizioni si possono verificare ovunque, rendendo impegnativi e pericolosi anche percorsi solitamente molto semplici, occorre preparare le escursioni invernali ponendo attenzione alle informazioni meteo e ambientali (informandosi sulle condizioni locali, oltre che su quelle generali), portando sempre appresso l’attrezzatura necessaria (prima di tutto ramponi e piccozza) e imparando anche a “fiutare l’aria”. Pensate ad esempio alle belle giornale invernali, che magari arrivano dopo un periodo di tempo perturbato e non particolarmente freddo (cosa sempre più frequente). Queste sono un invito irresistibile ad andare in montagna, ma possono anche rappresentare un tranello: spesso d’inverno l’arrivo del bel tempo e dell’alta pressione corrisponde ad un abbassamento delle temperature e al verificarsi delle condizioni che portano alla formazione del pericoloso strato di ghiaccio sui pendii nevosi.
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Un doloroso ricordo
Qualcosa del genere si verificò nella tragica domenica del 17 dicembre 2000, quando, dopo un progressivo innalzamento della temperatura, subentrò l’alta pressione e repentino abbasssamento termico. Tutte le superici nevose delle Alpi Centrali, prima fradice d’acqua, si trasformarono in uno spesso strato di ghiaccio e il Soccorso alpino fu mobilitato in un’allucinante successione di interventi, che si tradusse nel recupero di ben 10 morti, 17 feriti ed oltre 70 persone evacuate con largo impiego di elicotteri. Quella fu una dolorosa giornata, che avvenne solo perché, nonostante i ramponi correttamente calzati dalle vittime, i pendii normalmente percorribili con facili camminate, si erano trasformati in ghiaccio vivo.
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Informazioni
Le informazioni tecniche che ci hanno consentito di realizzare questo testo sono sono tratte dall’alpinista Daniele Chiappa, specialista di sicurezza in montagna ed autore dei corsi on-line pubblicati sul sito www.sicurezzainmontagna.it
(fonte: internet)
Categoria: Attrezzature/Materiali, Informazioni Utili

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