IN VETTA A RE ANTELAO
Sui passi degli Slavazzuoi
Al rif. S. Marco la vista è grandiosa, il Pelmo, “Caregon del Signor”, astronave sui boschi del Cadore, immensa croda dalle linee sinuose come passi di danza… sono seduto stravolto dalla fatica (dovuta a una pizza esagerata sul mezzogiorno!), spalle al muro, con una pinta di birra sul tavolo e guardo di fronte a me il re, in quel momento con un cappello di nubi sulla torre, re Antelao con la sua lama affilata che degrada a sinistra. Lì al mio fianco c’è un vecchio che scruta con sapienza quelle rocce, evidenti eppur misteriose linee di salita. Il mio sguardo s’incrocia coi suoi occhi esperti e come un lampo il dialogo s’accende di domande e per risposta racconti romantici e avventurosi di salite, spedizioni in alto tra pietra e cielo, tra Pelmo e Antelao, sentinelle di più ampi silenzi sui pallidi monti. Riparto rinfrancato dalle sagge parole, dei discreti consigli. Il sentiero è una curva infinita su e giù per mughi e ghiaioni e al cospetto di un tramonto infuocato mi fermo in forcella impressionando pellicole e iride e con lo sguardo rivolto al re lo costeggio osservando scrupoloso ed esplorativo il sentiero che lo invade. Al rifugio Galassi il nostro gruppo è accolto con gentilezza e due amici ci aspettano per preparare con certosina precisione la conquista del re. Parlando di monti, molti segreti vengono svelati; più di qualcuno ha già rinunciato per pioggia, ghiaccio, neve, nebbia, vento, anche timore… stavolta siamo attrezzati di tutto punto e se il tempo concede tregua, si parte per la vetta. È l’alba, un sonno un po’ agitato di adrenalina viene ben presto spazzato via dal profumo della colazione. Si parte, a Forcella Piccola la salita ha inizio… un passo dopo l’altro e in breve l’irto ghiaione è superato. Ora si cammina sulla “bala”… e il nome è evocativo… l’attenzione è massima, in qualche punto scivoloso per l’umidità l’aiuto di corda è provvidenziale; ora siamo sul plateau ben visibile in varie angolazioni dalle vallate circostanti… pendenti e lisci sono centinaia di metri di dislivello che superiamo con cautela ma in sicurezza, la roccia infatti è bella asciutta e il sole fa la sua comparsa scaldando anche i corpi e le idee. Un passaggio un po’ più impegnativo nei pressi e dentro un camino, consiglia il tiro di alcuni metri di corda, così che tutto il gruppo s’innalza su un altro tratto lastricato e molto pendente. Raramente qualche nuvola si adagia su di noi creando effetti nebbiosi e così arriviamo al Bivacco Cosi ormai attorno ai tremila metri il fiatone si fa sentire; Denis decide di attenderci all’interno del riparo ben coperto mentre col resto del gruppo proseguiamo per il pezzo forse più impegnativo per la vetta. Poco sotto la cima i pallini rossi rimandano a un tratto molto esposto e verticale verso destra, la prudenza ci consiglia di stare a sinistra per delle peste notate sui sassi, ed in effetti troviamo un discreto passaggio che con meno difficoltà (e anche qui ci si aiuta con corde) ci fa salire per la cresta sommitale che in breve, distanziati e alla spicciolata, ci porta alla vetta… il re sotto i nostri piedi. Sono assalito dall’emozione per essere lì in cima a 3264 metri; con Rudy e Daniele nostri amici “guide” sono sguardi di soddisfazione eppur di prudenza per la discesa che ci aspetta lungo lo stesso itinerario. Ora mi concedo qualche istante di riflessivo silenzio, emozioni senza tempo che roteano attorno al mio sguardo perso verso gli orizzonti. Quasi ipnotizzato dall’impatto col cielo e dalla gioia che però ancora non vuole esplodere, riparto con tutto il gruppo verso valle. Con molta tranquillità affrontiamo il sentiero, senza porci nessuna fretta e godendo di ogni momento, anche tra di noi nei tratti più facili, raccogliendo al bivacco un riposato e pimpante Denis, fin giù nelle ghiaie verso la Forcella Piccola. Sul ghiaione ci catapultiamo sconfinando nel territorio di pascolo di un branco di stambecchi che per niente intimoriti stanno ruminando tranquillamente tra denti di leone e stelle alpine. In forcella con Rudy e Daniele finalmente ci abbracciamo e facciamo esplodere la gioia, soddisfatti per l’impresa, ringraziando sempre Qualcuno che guarda dall’alto guidando in sicurezza i nostri passi.
Flash back primo… domenica di agosto; stazione FS di Vittorio, zaini in spalla si ritrovano chi scrive, Luca “Bubu”, Federico “Buso”, Alvise “Sherman”, Paolo “Giomo”, Alberto, Denis, Lele, Franco, Dario “Nobile”, Gabriele, Stefano e le donzelle Elisa, Marica, Martina “Maki”, Lella, Michela, rigorosamente tesserati CAI. In giornata il giro del Pelmo, passando dal rif. Venezia e per la Forcella Valdarcia … Al rif. Città di Fiume don Giovanni Dan celebra una Messa sotto un Pelmo rosso crepuscolo in ricordo dei caduti di tutte le guerre (ricorre quest’anno il 90° dalla fine della guerra ’15 – ’18) e delle rocce.
Flash back secondo… grande traversata dal rif. Città di Fiume al rif. Lagazuoi passando per i rifugi Averau e Nuvolau, calpestando sentieri di straordinaria bellezza ambientale; al Lagazuoi, dove ci raggiungono Piero e Jacopo, si rimane a bocca aperta per ciò che offre la vista a 360°… alla sera istante di convivialità con dei piemontesi e nostalgico momento di canto in trincea alla luce delle pile.
Flash back terzo… mattinata in discesa della galleria di guerra del Lagazuoi, Bivacco Dalla Chiesa, per alcuni più temerari la grandiosa ferrata Lippella e gruppo riunito al rif. Giussani per la notte.
Flash back quarto… rinuncia alla Tofana di Rozes causa maltempo e discesa con apertura di goliardiche e facili vie su un sasso di fronte al rif. Dibona, valutate II con passaggi di III; si beve, si mangia e con la pizza sullo stomaco da S. Vito si affronta tutta la strada fino al rif. Scotter Palatini e poi al S. Marco e nel frattempo ci ha raggiunto anche “menestrello” Jan. Riprendiamo dal Galassi: lì, dopo aver lasciato le nostre tracce sul libro di vetta del monte Antelao, la sera le corde della chitarra rimbalzano da Lella a Jan e le note pop coinvolgono gli ospiti… Lascio gli evviva e l’umanità festosa per uscire e riprendere possesso del silenzio della notte… e seduto su un masso osservo ammaliato i disegni delle pietre che si stagliano imponenti su di me e le stelle che appaiono e scompaiono dietro le corse delle nuvole e qualche nota se ne scappa dalla chitarra e mi segue solleticandomi con dolci melodie.
Finale… È mattina e le suole si riversano nuovamente sui sentieri mentre sul cammino si seminano incontri della più varia umanità, forse la più bella, profonda, generosa… l’incontro con l’umanità chiamata famiglia è il coronamento di un viaggio, e lì a Calalzo, a quel campo famiglie che per incanto apre le porte e offre un caffè e un bicchiere d’acqua a noi fradici reduci, in quegli occhi di tante età accoglienti, capisco che vale la pena inseguire i sogni, realizzare gli obiettivi, vale la pena stringere le mani e cercare ancora sentieri da esplorare.
Robi uno slavazzuolo-Bortolot



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