Archivio della Categoria » Roberto «

sabato 16 agosto 2008 | Autore: Roberto

Da forcella Staulanza a Calalzo toccando la cima dell’Antelao – un grandioso itinerario in sei giorni

Logo dell'avventura

Logo dell'avventura

Primo giorno, 10.08.08

E cinque! È il quinto anno che questa magnifica cosa esiste… sì, la chiamo cosa perché non è facile definirla… è intreccio di persone, è intreccio di storie, di pensieri, di obiettivi, di canzoni, di soddisfazioni e di fatiche, la chiamo cosa perché ogni anno cambia nome: quest’anno si chiama Slavazzuoi. È stata Sappadola, è stata Zoppada, poi è stata anche Cuoralba, poi Monvisontour, e infine questa volta è Slavazzuoi, e anche noi siamo gli Slavazzuoi. Facile, no? E se il nome ogni anno cambia, è la cornice di questo viaggio a rimanere la stessa. La montagna. Ma veniamo al racconto. A Vittorio Veneto il grosso della comitiva sale sul treno aggregandosi ai quattro partiti da Conegliano. Così a Bubu (io), Buso, Denis e Sherman si aggiungono i vari Albe, Dario, Elisa, Franco, Gabry, Giomo, Lella, Lelle, Maki, Marica, Miki, Robi, Stefano. Si parte. A Longarone il treno lascia il posto alla corriera e questa, a Passo Staulanza, lascia il posto agli scarponi. Breve sosta al bar-rifugio sul Passo e partenza per il Giro del Pelmo, destinazione Rifugio Città di Fiume. Il primo tratto fino al Rifugio Venezia è facile. Una volta raggiunto, c’è la prima sosta “cibarie”. Tutto facile fin qui, ma poi la storia cambia: salita e fatica ci attendono. C’è chi sta bene e chi, meno allenato, avanza paonazzo tra lamenti e sospiri, ma tutti tengono duro. Una alla volta, le varie teste sbucano alle spalle di chi già sta facendo uno spuntino, illuminato dal sole che lambisce Forcella Val d’Arcia. Inizia qui la ripida discesa verso il Rifugio Città di Fiume. Siamo in ritardo, Don Giovanni Dan è d’accordo con noi di ritrovarci al Città di Fiume per una messa, ma lo facciamo aspettare un bel po’. Poco male, la montagna ha un orologio tutto suo, diverso dal nostro. E volenti o nolenti siamo noi a doverlo rispettare. Dopo una cena abbondante ci abbandoniamo tra le braccia di Morfeo, chi con sonno profondo e tranquillo, chi con la mente in preda a miriadi di pensieri.

_

Secondo giorno.

Lasciamo presto il rifugio sotto un cielo stupendo. Le macchine fotografiche lavorano incessantemente nel produrre vere e proprie cartoline, mentre il pestar degli scarponi, sopraffatto dalla chiassosa vena canterina degli Slavazzuoi maschi, ci conduce attraverso le quattro forcelle de la Puina, Roàn, Roan e Col Duro. Dopo qualche ora ecco Passo Giau dove l’affollamento del parcheggio del Rifugio ci da l’impressione di essere stati catapultati in qualche famosa località balneare. Un po’ spaesati da tutto ciò, decidiamo all’unanimità di ripartire. Qui il gruppo si divide in due parti, “escursionisti” e “ferratisti”, che si danno appuntamento in vetta al rifugio Nuvolau. I primi raggiungeranno la meta passando per il rifugio Averau, mentre gli altri saliranno per la ferrata della Gusella sul versante opposto. Dopo poco più di un’ora e mezza eccoci in vetta a mangiare panini con la bistecca e a festeggiare uno dei panorami più belli che le dolomiti possano offrire. Ci accorgiamo però che è tardi, dobbiamo arrivare al Passo Falzarego prima delle 16.30 per prendere la funivia, per molti di noi sarebbe veramente troppo dura giungere a piedi fino al Rifugio Lagazuoi e quindi ripartiamo frettolosi. Al Lagazuoi ci aspettano anche due nuovi membri della spedizione, Piero e Jack, rispettivamente zio e cugino di Maki e Lella, che ci accompagneranno per un paio di giorni. La cena viene letteralmente divorata (che buona!) e come sempre spunta la chitarra e cominciano i canti, comincia la festa. Il richiamo al rispetto dell’orario del silenzio da parte del gestore riesce solo a farci spostare fuori dal rifugio: ben coperti usciamo nella nebbia con le pile frontali e raggiungiamo una vecchia trincea dove possiamo continuare tra momenti di allegria e momenti più seri, nel ricordo di ciò che è avvenuto in questi luoghi novant’anni or sono.

_

Terzo giorno.

Dopo un’abbondante colazione salutiamo il rifugio Lagazuoi, e sotto un cielo questa volta grigio e minaccioso, cominciamo a percorrere in discesa la famosa omonima Galleria. La mente non può fare a meno di pensare che, dove ora noi stiamo camminando da turisti, i soldati un tempo morivano, per le pallottole, per le granate, per il freddo e per gli stenti. Sbuchiamo all’aperto e presso Forcella Travenanzes il gruppo si ri-divide tra escursionisti e ferratisti. I primi devieranno verso il Bivacco della Chiesa, per poi rientrare, mentre gli altri punteranno diritti alla Galleria del Castelletto e alla Ferrata Lipella. La destinazione comune sarà il rifugio Giussani, posto dietro all’imponente e maestosa Tofana di Rozes. All’ascesa della Tofana su ferrata si aggiungono anche Piero e Jack. Questa comunque è una vera via ferrata e chi si è lamentato il giorno prima di aver messo su l’imbrago quasi per niente, oggi è ben contento di averlo indosso. Dopo quattro lunghe, faticose, ma emozionanti ore di ascesa lungo l’imponente parete ovest, sbuchiamo sull’anticima a oltre 3000m di quota. A questo punto il gelidissimo ventaccio e la stanchezza accumulata, uniti all’idea che domattina raggiungeremo comunque la vetta con tutti gli altri, ci conducono direttamente in direzione il rifugio dove il resto del gruppo è già arrivato salendo i ripidi ghiaioni del versante est dopo aver aggirato la Tofana in senso antiorario. Anche in questo rifugio si banchetta e si festeggia, pur non essendo l’accoglienza calorosa come la sera prima. Le facce appaiono un po’ più stanche e difatti si va tutti a nanna presto.

_

Quarto giorno.

Tempo pessimo, la Tofana appare completamente avvolta dalle nubi e il tempo, ventoso, non promette nulla di buono…. abbandoniamo a malincuore l’idea della vetta. Qui Jack e Piero ci salutano, devono rientrare a casa per altri sentieri. Si parte quindi subito in discesa, direzione Rifugio Di Bona. Il tragitto fra le ghiaie è facile e ben presto il Di Bona ci accoglie e ci permette di banchettare con strepitosi panini e buona birra. Poi ripartiamo, sempre in discesa, ma stavolta nel bosco, fino a giungere lungo la strada che sale a Passo Falzarego, proprio innanzi alla fermata della corriera che ci porterà a San Vito di Cadore. Il tempo regge, arriva finalmente la corriera. Percorriamo sul bus chilometri di serpentone asfaltato e concludiamo il nostro momentaneo ritorno alla civiltà a San Vito di Cadore con una pizza, accompagnati da qualche genitore che ci è venuto a trovare per l’occasione e da Jan, che si aggregherà come promesso. Purtroppo qui la Miki ci abbandona a malincuore per una storta alla caviglia, ma xon la promessa di invitarci tutti a cena a casa sua una volta tornati. Ripartiamo. L’abbondante cibo ingerito ci zavorra non poco nella faticosa ascesa al Rifugio Scottèr-Palatini presso il quale facciamo sosta. Poi via di nuovo alla volta del San Marco, oasi dall’incredibile bellezza, e di nuovo via fino a toccare i 2100m di Forcella Piccola dietro la quale si cela il Rifugio Galassi, che ci accoglierà per ben due notti in una grande camerata riservata solamente a noi. Alla comitiva si aggregano qui anche Rudy e Daniele, amici di Robi che ci faranno da guida nella nostra ascesa al gigante Antelao, il giorno successivo.

_

Quinto giorno.

Il tempo non è perfetto, ma è comunque buono. Si va! C’è chi, sfinito, resta al rifugio o si prodiga in escursioni più tranquille, ma la gran parte della comitiva è pronta a partire. Sappiamo che la salita è catalogata come sentiero difficile con alcune difficoltà alpinistiche, non è cosa per tutti, bisogna andare coi piedi di piombo ed affidarci alle nostre due guide. Raggiunta Forcella Piccola giriamo a sinistra e dopo una prima ascesa su sentiero ripido, ma facile, ecco le temute cenge della Bala. Appena terminato questo tratto reso ancor più pericoloso dalla roccia umida, comincia il primo troncone dei famosi Lastoni, enormi piani di roccia inclinati, a formare un gigantesco scivolo naturale. Altri passaggi difficili si alternano a successivi lunghi tratti di Lastoni e talvolta Rudy e Daniele devono ricorrere all’ausilio della corda per permetterci di procedere. È diverso dagli altri giorni, diverso anche dalla ferrata sulla Tofana, nonostante quell’ambiente fosse ancor più verticale. Oggi non ci sono corde metalliche a cui aggrapparsi, non ci sono moschettoni o imbraghi, il pericolo è lì, dietro a ogni angolo, dietro a ogni croda, è questa la difficoltà vera, almeno per noi, normali escursionisti da sentiero. A un certo punto ecco una freccia sulla roccia che indica il Bivacco Cosi, alcuni di noi lo raggiungono, altri non lo vedono e tirano dritto. Denis decide con serenità che qui ha raggiunto il proprio limite e ci aspetterà al ritorno, scelta di tutto rispetto e dimostrazione di una dote che a molti di noi spesso manca. Non solo in montagna. Terminati i Lastoni si susseguono altri passaggi difficili, ma li superiamo tutti senza sosta e, finalmente, quando la stanchezza comincia a far vacillare molti di noi, ecco sbucare nella foschia la torretta dell’ IGN. È fatta, monte Antelao, 3263m, la cima è nostra. Spuntano pane e salame, cioccolate e barrette varie, compiliamo il libro di vetta, facciamo rapidamente foto e riprese, discutendo con i pochissimi altri escursionisti che dividono con noi la cima. Siamo tutti felici, euforici, ma comunque non rilassati, sappiamo che non è finita. Torniamo sui nostri passi, recuperando con calma Denis, e scendendo lentamente lungo i Lastoni, ognuno col suo passo, aspettandoci tutti nei passaggi difficili. Quando l’ultimo del gruppo termina il tratto finale della Bala tiriamo tutti un sospiro di sollievo, ora è davvero fatta, abbracci, sorrisi e canti a non finire si sovrappongono nel rientrare al rifugio. Qui la nostra più profonda gratitudine va a riversarsi su Rudy e Daniele senza i quali non avremmo compiuto quest’impresa. Loro ringraziano di cuore e, così come erano comparsi la sera prima, se ne vanno silenziosi verso l’orizzonte  al tramonto, in cerca di chissà quali altre meravigliose avventure.

_

Sesto giorno.

L’ultimo. È ferragosto. Ci alziamo meno allegri del solito, probabilmente per la consapevolezza che è l’ultima volta che in questo viaggio ci svegliamo tutti insieme. Fuori ci attendono nebbia e pioviggine, oggi anche il cielo è triste. In fondo anche lui capisce che un gruppo così speciale sta per abbandonare le sue magiche vette. Ma non è questo a fermarci, gli Slavazzuoi sanno bene come non perdersi d’animo: poco dopo la partenza lungo la Val d’Oten, un bagno sul torrente gelido di alcuni dei più pazzi riporta subito l’allegria. Il tragitto è lungo e affascinante, soprattutto la solenne Cascata delle Pile, il cielo però è sempre più minaccioso, sembra non voler proprio lasciarci andare. L’acqua comincia a scrosciare suggerendoci una pausa pranzo forzata presso il Bar alla Pineta. Mangiamo allegramente sul pergolato fra i pochi turisti giunti fino a lì in auto per il ferragosto più piovoso degli ultimi anni. Qualcuno poi lassù decide che è ora di chiudere i rubinetti. Gocciola, si riparte. Senza quasi accorgerci, un serpente d’asfalto si sostituisce alla strada bianca sotto i nostri passi. Giungiamo in stazione a Calalzo. C’è da aspettare per il treno… il rientro è lungo, dobbiamo anche cambiare convoglio a Ponte nelle Alpi. I nostri sguardi si incrociano spesso mentre parliamo, scherziamo, o finiamo di lasciare coi pennarelli, come tradizione, i nostri messaggi sulle magliette di tutti. I nostri sguardi si incrociano ancora, in continuazione, silenziosi, complici, e con un palese velo di malinconia, si danno appuntamento alla prossima avventura, consapevoli che quella che hanno appena condiviso rimarrà per sempre indelebile nei cuori di chi l’ha vissuta… e lo ripeto: rimarrà “per sempre”… è per questo che ogni anno cambia nome, perché ogni avventura è diversa, è unica, ha una sua storia, i suoi protagonisti, un suo inizio e una sua fine. Quella che vi ho appena raccontato si chiama Slavazzuoi.

Luca Bubu Slavazzuolo

martedì 04 settembre 2007 | Autore: Massimo

Ecco a voi una selezione delle fotografie a corredo dell’escursione “MonvisOnTour 2007″ tra le valli occitane del Piemonte.

mercoledì 08 agosto 2007 | Autore: Roberto

Itinerario di sei giorni dal Passo Monte Croce Carnico a Cima Sappada – dal Coglians al Peralba

  • 1° giorno: Passo Monte Croce Carnico – Rif. Marinelli
  • 2° giorno: Rif. Marinelli – Monte Còglians – sentiero Spinotti – Rif. Lambertenghi Romanin al Passo di Volaia
  • 3° giorno: Rif. Lambertenghi – Passo Giramondo – Rif. Hochweisssteinhaus
  • 4° giorno: Rif. austriaco – Rif. P.F. Calvi (….. Chiadenis, ferrata)
  • 5° giorno: Rif. Calvi – Monte Peralba (vis normale Giovanni Paolo II o via ferrata Sartor)
  • 6° giorno: Rif. Calvi – anello attorno al Monte Chiadenis – Cima Sappada
Il logo dell'Escursione

Il logo dell'Escursione

Col Cuore all’Alba

Piove all’alba, gocce di sonno sugli zaini accatastati tra uno scompartimento e un sedile, piovono sogni sui serpentoni del passo, pioggia d’agosto che rinfresca escursionisti in gruppo, piove sugli scarponi arrampicati sul sentiero, sulle mantelle adagiate sulle spalle… refoli di vento trasportano nuvole e pace, piove, piove, piove fatica a zigzag fino al rifugio Marinelli e dentro ad esso scroscia accoglienza e calore al fuoco di una stufa… asciugano i cambi, asciugano le idee, asciugano le perle di sudore… piovono parole di conforto, si aprono mappe, si aprono obiettivi, si apre un convivio di idee e di cibi a sorreggere ugole e armonie e piovono nella notte lampi e saette… Nevica all’alba, fiocchi di cotone galleggiano nell’aria, fiocchi di panna coprono le tracce, il monte Còglians si dipana bianco e candido in alto, per questa volta irraggiungibile torrione… Nevica, Joseph, la guida, distilla saggi vocaboli di natura e prudenza… piove, poi non piove più, vento di tramontana sbatte sui visi e li accarezza sul sentiero Spinotti, lì in fondo e poi su al rifugio Lambertenghi al riparo dal quel vento che asciuga, respiro del mondo tra una guglia e uno specchio glaciale… tutt’intorno roccia, roccia e silenzio, silenzio e colori, colori e tramonti, e piccole onde su quel tratto glaciale, forse piove tra quei raggi coraggiosi che fendono le nubi e che giacciono a terra tiepidi e timidi piovono occhi sul bosco lontano, scuro, di un verde totale. Piovono piedi stanchi sul focolare e piovono cantori e piovono note di chitarra e piove voce di coro che scalda l’anima… e nel camerone piovono intrecci di nodi tra una finestra e l’altra e la luce è respinta, l’alba è più lunga… Sole sul lago Volaia, sole e nuvole e vento al Passo Giramondo e un girotondo corale sorride ai vagamondi in cammino…Al bivio si svolta, la traversata carnica oltre il lago Bordaglia, si snoda in anfiteatri meravigliosi… mucche e casolari, malghe e vegetazione puntellano qua e là un quadro di natura, cartoline e scatti che incidono l’iride di una luce brillante, piove stanchezza sulle spalle di molti, gocciola una sorpresa al sapore di sambuco, una dolce fata-pastora aromatizza formaggi e sapori di erbe si addensano sulle nostre labbra. Al Giogo Veranis non sfugge la vista di quel rifugio così difficile da pronunciare, Hochweisssteinhaus, e l’Austria si scorge oltre con la sua perfezione geometrica… All’interno del rifugio piove ordine di tavoli, ordine di sguardi, ordine di cibi, ordine di letti, disordine italiano nell’approcciare una festa di suoni, piove ordine immediato e allora grida e sorrisi lasciano il campo a bisbigli e sussurri che creano comunque atmosfera di gioia e piove serenità sui lager…Nebbia all’alba, tiepido sole lotta con forza e giunge infine a scrivere i suoi messaggi di tenerezza sui grigi intonaci delle crode… Sole quindi sul Passo dei Sappadini e sole sul ghiaione, imperdibile pista per adrenaline sopite… Piove e ripiove al Calvi poi non più e un manipolo sale sul Cjadenis a testare corde e moschettoni. La sera è infuocata di un orizzonte dalle mille tonalità e una luna grandiosa appena appesa a un fianco turrito gioca a magie coi profili e la notte porta con se le aspettative e le speranze… Nuvole sulla notte, stelle sul cammino, è ancora buio e le luci frontali squarciano la notte, si stagliano sul sentiero che penetra nel monte, sale e arranca sui pendii, raffredda gli entusiasmi un vento di ghiaccio… il canalone è lì, un’esile luce lo illumina, passi sicuri lo calpestano e lo vincono; sì, non piove sulla spalla del Peralba e la cima è lì a pochi minuti, non piove sull’alba ma piove gioia vera e soddisfazione tanta… Il giorno si sta svegliando dal suo sonno, tutt’attorno si intravede un barlume di azzurro, la luce del rifugio Calvi, in basso, saluta. Non piove sul torpore della notte ma nuvole ballerine a intervalli lanciano cristalli di neve… una lotta entusiasmante tra stelle, giorno, nuvole, luna, vento e il sole che al suo sorger spazza tutto dall’est salvo poi far l’occhiolino e rintanarsi dietro le nubi lasciando per scia una tavolozza dai mille colori… Dalla ferrata spuntano uno dopo l’altro caschetti soddisfatti e abbracci fraterni disegnano l’aere… Non piove sul ritorno festante al riparo del rifugio… Pioviggina sul pomeriggio rilassante e laborioso, incontri e sensazioni rincorrono le ore e la sera è crogiuolo di volti incantati… sole sulla mente che si riappropria dei ritmi delle cime e sul cuore che ringrazia… Sole sul cammino intorno al Chiadenis, sulle pietre e sulle sorgenti, sui mughi e sui larici, sulle radici e sulle arniche… a Cima Sappada un fuoco di bivacco col Siera di sentinella suggella amicizie e sedimenta esperienze di vita… Piove sul ritorno, gocce d’acqua bagnano i finestrini, gocce di nostalgia si dileguano tra i capelli, di ritorno dalla traversata carnica col cuore all’alba.

Roberto

_

Un CUORALBA di grazie a : Maki, Luca “Panda”, Laura, Luca, Paolo, Dario, Lella, Robi, Maria C., Luca “Bubu”, Maria N., Marica, Franco, Fede, Daniele, Lele, Marco e poi a Sepp (per i consigli), a Giampiero ( per l’accoglienza), a d. Engelberg (per le foto), a Christian (per il te e il caffè delle tre), ai do pensionati de San Martin (per il supporto logistico), a d. Angelo, Simone e Andrea (per il gradito incontro a sorpresa), a Michele, Ombrette, Giuseppe e Renata (per l’ospitalità), a d. Giovani “camminamonti” Dan, al Baby Camping S. Martino, alla legna per il fuoco, al CAI (perché siamo tutti a buona ragione tesserati), alla grappa battezzata “Còglians”, a Jukaidì Jukaidà, a Giulio e Anna (buona fortuna davvero!!!), a “va par là”, al minestrone/salsicce con polenta/spaghetti al ragù, alla cioccolata di ogni ordine e grado, a Walter, all’APT Carnia e soprattutto alla grande amicizia di Jan con zaino, uno e chitarra.

mercoledì 08 agosto 2007 | Autore: Roberto

Itinerario di 7 giorni (6 notti):

  • 1° giorno: Partenza Vittorio Veneto (FS) – Sappada – Rif. Calvi – Monte Peralba – Rif. P.F. Calvi (CAI)
  • 2° giorno: Rif. Calvi – Laghi d’Olbe – Sappada – Passo Siera – Sentiero attrezzato Corbellini – Rif. Fratelli De Gasperi (CAI)
  • 3° giorno: Rif. De Gasperi – F.lla Lavardet – Campolongo (Bus) – Rif. Costapiana – Chiesetta di S. Dionisio – Rif. Antelao
  • 4° giorno: Rif. Antelao – F.lla della Piria (o in alternativa del Ghiacciaio) – Rif. Antelao (CAI)
  • 5° giorno: Rif. Antelao – Rif. Costapiana – Valle (Bus) – Zoppè di Cadore – Rif. Venezia
  • 6° giorno: Rif. Venezia – Monte Pelmo – Rif. Venezia (CAI)
  • 7° giorno: Rif. Venezia – Borca di Cadore (Bus) – Calalzo (FS) – Vittorio Veneto arrivo.

_

Zoppada

Il mal di montagna, vero e proprio virus che ha colpito un gruppo di giovani escursialpinisti che anche quest’anno, e stavolta senza nessuna ricorrenza come richiamo, han voluto rispondere all’unica esigenza, quella di vivere un tempo di relax sui monti, accomunati dall’amore verso le vette, le valli e lo stile di vita di chi le abita.

Non è facile portare giovani cuori a camminare più giorni sui sentieri alpini tra levatacce e fatiche, ma l’entusiasmo della passione sa contagiare di gioia… e i passaparola fanno il resto; a Marica poi l’”impegnativo” compito di documentare nero su bianco una fantastica avventura, e quindi, dopo la mitica “Sappadola 2004”, ecco l’allegra “spedizione” pronta a partire verso nuovi orizzonti: ZOPPADA, itinerario da Sappada a Zoppè di Cadore, in particolare dal Peralba al Pelmo, meta ambita e sognata da tutti noi partecipanti!

Mercoledì 3 agosto si parte; ore 6:42, zaini, scarponi e occhi assonnati alla stazione di Vittorio Veneto, ma grande gioia per questa partenza verso una settimana “ai confini della pace”, tra verdi sentieri e rocce silenti.

Dopo treno, autobus e navetta, alle Sorgenti del Piave inizia il nostro cammino sul sentiero che porta al rif. Calvi. Il tempo, a dir la verità, non è dei migliori, e così l’arrivo al rifugio è offuscato da una nebbiolina che ci avvolge e ci preclude la vista su orizzonti lontani. All’interno è comunque una festa di incontri e persone, gestori accoglienti, the caldi e sorprese… sul libro del rifugio troviamo infatti le recenti firme di due personaggi a noi molto conosciuti: don Giovanni Dan (che in seguito verrà anche a farci visita) e Jan, sappadolino doc costretto dagli impegni universitari a rinunciare con sommo dispiacere alla Zoppada. Ma se non può esserci con il corpo, Jan ci lascia comunque piacevoli frammenti della sua presenza; ed è così che i gestori ci consegnano una scatola-regalo contenente…i libretti della Zoppada!!! Segno – guida di questa settimana, con itinerari e pensieri e ampi spazi per i timbri e i ricordi e le firme e le dediche e… chi più ne ha più ne metta!

Carichi e felici per la gradita sorpresa non ci lasciamo intimorire dalla nebbia che continua imperterrita a sovrastarci e decidiamo di salire ugualmente al Peralba. Ed in cima…che freddo!!! Madonnina, croce, omino di sassi…tutto avvolto dalla nebbia fitta; neanche il tempo di prendere in mano il libro di vetta che il vento si fa più forte ed iniziano a scendere le goccioline di pioggia. E allora tutti al riparo in una grotta, grotta che sicuramente in tempo di guerra era servita da riparo a tante persone, a tanti soldati venuti a combattere quassù, tra queste rocce…

Nebbia e freddo non accennano a passare e allora per ripararci un po’ i nostri “ingegneri” costruiscono un rudimentale muretto con le crode: la scena è esilarante e la “sosta forzata” diventa così momento di gruppo, di amicizia, di sorrisi, di aiuto; il tempo ci regala un po’ di tregua e approfittiamo del momento per ridiscendere al rifugio, dove ci aspetta una buona e calda cena…la discesa procede senza intoppi, siamo quasi arrivati, manca solo il ghiaione…e proprio qui il primo ruzzolone: scivolata, doppio salto mortale con avvitamento, capriola finale e di nuovo in piedi; questo il grande numero di “Umberto Fortunato”, il re dei ghiaioni!!!

Dopo le varie medicazioni e una supercena per ricaricarci, non può certamente mancare il giro di “graspe”, e a riscaldare la compagnia il racconto del gestore. Con la sua semplice e innata simpatia, Giulio Galler ci parla della visita di Papa Giovanni Paolo II a queste montagne, e dai suoi occhi celesti e vivi traspare tutta la sua passione, tutto il suo amore per i monti e per la vita, sentimenti che anche il nostro Papa condivideva, pensieri di gioia e pace per queste oasi d’incanto; “Herrliche Berge, montagne allegre”! Questo lo slogan che Galler ci regala e che da oggi accompagnerà gioiosamente i nostri passi!

Una notte di riposo per ripartire poi il mattino seguente, destinazione rif. De Gasperi passando per Passo del Mulo, Laghi d’Olbe e Sappada. Il sole oggi ci sorride, ed è bello camminare in fila sui sentieri. La fatica comincia ad aumentare con la salita al passo, il ghiaione sembra non finire mai! Ma presto arriviamo in cima, e ci concediamo qualche minuto di relax seduti al sole, qualche panino e qualche foto e poi scendiamo ai Laghi d’Olbe. Stupendi specchi d’acqua limpida e fresca, prati tutto intorno e cime all’orizzonte: che pace! La serenità che si respira in questi luoghi ci dà forza e ci unisce, e proprio qui, in riva al lago, ringraziamo il Signore, nostra roccia, per le meraviglie che ci ha donato. Raccogliamo un sassolino, un frammento di tutta questa bellezza che resta indelebile nei ricordi.

Stare qui è piacevole, ma il tempo scorre via veloce, e arriva l’ora di ripartire. Scendiamo a Sappada, dove facciamo scorta di frutta per i prossimi giorni, e poi iniziamo la salita.

Lungo la strada si cominciano a sentire i primi dolori, ma pian piano arriviamo più o meno integri al sentiero attrezzato “Corbellini”. L’ultimo tratto è critico; tra zaini che fanno male, dolori a gambe e piedi, ginocchi feriti, giramenti di testa e tendinite al ginocchio è tragico andare avanti, e intanto il sole inizia a calare. È già buio quando arriviamo al rifugio (tra l’altro pienissimo, c’era un corso di alpinismo), ma riusciamo comunque a mangiare (anche lo zaino e gli scarponi di Luca hanno avuto l’onore di “assaggiare” un piatto di minestrone rovesciato dalla cameriera!).

Approfittiamo anche del medico del corso, che gentilmente “visita” e medica tutti i “caduti” del giorno. Poi la notte (rigorosamente in soffitta, non c’erano altri posti liberi!), e il sonno ristoratore.

L’indomani gran colazione, foto di rito assieme al gestore e iniziamo la discesa fino a Forcella Lavardet, dove ci fermiamo per mangiare brevemente (abbiamo i minuti contati perché dobbiamo arrivare a Campolongo in tempo per prendere la corriera). In forcella conosciamo una coppia di nonni che subito ci conquistano offrendoci del vino (e noi ricambiamo con la mitica P38 di Galler, che ci portiamo dietro come riserva dal primo giorno). Dopo il pranzo superveloce ripartiamo; Luca purtroppo si sente male, ma i nostri nuovi amici si offrono di dargli un passaggio, dato che erano lì in macchina, e così il nostro malato, accudito da Laura, si risparmia la lunga discesa in paese. Arriviamo giusto in tempo per salire in corriera, e a S. Stefano salgono anche Laura e Luca (che nel frattempo aveva scoperto di avere la febbre) e il gruppetto di “uomini duri” che avevano fatto la discesa in velocità e così, arrivati a Campolongo, avevano ben pensato di continuare a piedi fino a S. Stefano!

Dopo un cambio arriviamo a Valle di Cadore e qui prendiamo la navetta di Salvatore, “tipico autista cadorino “ che con un viaggio folle ma simpatico ci porta fino al rif. Costapiana, da dove partiamo per raggiungere il rif. Antelao.

Il sentiero è semplice e bello, immerso nella natura e, a tratti, scorci di orizzonte spettacolari.

Arriviamo alla chiesetta di S. Dionisio in tempo per assistere al tramonto, con Antelao, Pelmo e civetta davanti, e cime e monti tutt’intorno, fantastici giochi di luci ed ombre e effetti di nuvole… foto e filmati a 360° per immortalare ogni momento, sempre diverso, sempre bellissimo. La montagna sa regalare momenti davvero unici, e la fatica fatta viene largamente ripagata dalla bellezza estasiante dei profili rocciosi, delle sfumature che riscaldano e colorano la vista.

All’arrivo in rifugio troviamo cibo ottimo e gestori gentilissimi e accoglienti, una chitarra da suonare e atmosfera allegra, di gioia contagiosa. Una nottata nella bella cameretta e il giorno dopo sveglia, colazione e canti alpini all’aria aperta con Giuliano, simpatico signore da Venezia che con la sua armonica accompagna le nostre voci… poi arriva Rudi, e allora saliamo con lui a Forcella della Piria, dove da bravo rocciatore ci parla della sicurezza in montagna, mostrandoci nodi e tecniche di salita. Dopo le scalate di Martina e Antonella torniamo al rifugio per il pranzo e, gradita visita, troviamo don Giovanni ad accoglierci. Con lui celebriamo una bella Messa per ritemprare gli animi, molto semplice e spontanea, all’aria aperta, nella fantastica Cattedrale del Creato, sfondo l’Antelao. Il resto del pomeriggio scorre tranquillo tra foto, magliette della Zoppada da personalizzare, e libretti da scrivere e disegnare: a ognuno il suo spazio e il suo segnalibro, un segno per questa giornata di tranquillità nella natura. Don Giovanni torna alla “civiltà”, e intanto viene sera; si mangia, si canta e con la luce soffusa un bel gruppetto di persone si riunisce attorno al nostro tavolo e alla magica chitarra, tutti a cantare in allegria…una botta di energia e di vita… è l’amicizia che contagia e riscalda tutti!

Il mattino seguente ci svegliamo presto per scendere al rif. Costapiana e prendere di nuovo la navetta di Salvatore, che ci riporta a Valle di Cadore. Qui troviamo ad attenderci mamma e papà di Roberto, Martina con la sua famiglia e i genitori di Luca. Con le macchine arriviamo in più turni fino a Zoppè di Cadore, all’imbocco del sentiero per il rifugio Venezia. Martina e suo papà dovrebbero unirsi a noi per l’obiettivo finale, il Pelmo, ma un acquazzone improvviso fa cambiare idea, e così (seppur a malincuore) tornano indietro. Noi intanto ci ingegniamo per coprire gli zaini il meglio possibile e, ironia della sorte, un quarto d’ora dopo splende il sole, e così riprendiamo il cammino. La salita è piacevole, si sta in gruppo, si chiacchiera, si ride, si respira l’aria fresca e si sente il profumo dell’arba bagnata dalla pioggia appena passata. Tra pozzanghere e fango arriviamo finalmente al rifugio, e davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo immenso: il Pelmo, colosso gigantesco di roccia viva, trono maestoso dal profilo fiero, appena velato sulla cima da una nebbia leggera…la vista ci riempie il cuore, e aumenta il desiderio di arrivare là, sulla cima, a godere dei panorami e degli orizzonti. Carichi più che mai sfoghiamo la nostra gioia in una serata unica, gestori, ospiti italiani e non si uniscono a noi, canti, balli, giochi, sorrisi…è magico, l’atmosfera è davvero festosa e solare! Allo scoccare delle dieci, però, come previsto tutti a letto, ci aspetta un giorno fantastico ma impegnativo. Sveglia di buon’ora, colazione, il tempo è ottimo, possiamo partire. Zaini in spalla, imbocchiamo il sentiero, percorriamo uno dietro l’altro la Cengia di Ball; alcuni punti richiedono attenzione, mani amiche aiutano nei passaggi più difficili e così superiamo brillantemente anche il famigerato Passo del Gatto. Finita la cengia, ora ci aspetta un’altra fatica: risaliamo il ghiaione pian piano, qualche sosta ed arriviamo al nevaietto interno. Che emozione! Proprio sotto la vetta…qualche minuto di riposo, e ripartiamo. Ormai la fatica non si sente più. l’obiettivo più grande di questa Zoppada è qui, sotto i nostri piedi, davanti ai nostri occhi…e finalmente in cima!

L’emozione, la gioia, la soddisfazione di essere arrivati fin qui è grande, è un sogno che si realizza…

Le montagne tutto intorno sono spettacoli, orizzonti sconfinati, immensi; è incredibile trovarsi qui, e ognuno di noi lascia un segno di sé sul libro di vetta, a testimoniare la nostra presenza e la nostra gratitudine.

Ci fermiamo a lungo in vetta, a respirare quest’aria fresca e pulita, il silenzio, la bellezza… poi però bisogna tornare, scattiamo le ultime foto e, salutando con lo sguardo la croce e l’orizzonte scendiamo. In breve siamo di nuovo al nevaietto, ma oggi è giornata di sorprese, e allora chi incontriamo? Don Angelo, parroco di San Martino, che sale il Pelmo in solitaria, per venire a trovarci!!! Decidiamo di aspettarlo mentre sale in vetta e ci concediamo così una lunga pausa al sole, chi scrive, chi sogna, chi gioca a “bocce” coi sassi sulla neve!

All’arrivo del don ridiscendiamo tutti insieme, di nuovo ghiaione, di nuovo cengia e Passo del Gatto, ed eccoci al rifugio!

Se gli occhi e il cuore sono pieni di gioia e meraviglia, lo stomaco invece brontola, e allora grande festa e cibo in gran quantità per saziare l’appetito. E per finire in bellezza questa giornata e concludere degnamente la Zoppada, un’altra sorpresa: con grande gentilezza dei gestori riusciamo a fare un piccolo fuoco di bivacco, e salutare la notte e le stelle con i nostri canti.

Guardando il cielo non possiamo non ringraziare ancora una volta il Signore per il dono di queste montagne stupende, e per il dono ancora più grande di poterle vivere, camminando sui sentieri, ammirando gli orizzonti, assaporandone la pace, gustandone la bellezza.

Una notte serena custodisce i nostri sogni, e al mattino siamo pronti per partire. Segno finale di questa Zoppada un piccolo moschettone e un pezzetto di corda, per sentirci tutti uniti, una cordata nell’amore per i monti.

Salutiamo i gestori e partiamo, con i timbri stampati sui libretti e il profilo del Pelmo, perla delle Dolomiti, stampato nel cuore.

Una lunga discesa e siamo a Borca di Cadore, panino al volo, corriera e da Calalzo il treno ci riporta a casa. Si ritorna alla vita di tutti i giorni, ma con un’emozione nuova nel cuore; l’impronta di questa esperienza è indelebile dentro di noi, e con lei il desiderio di nuovi cammini e nuovi orizzonti…e all’unisono un grido: Montagne Allegre!

Gli ZOPPADINI
Robi, Dario, Luca, Laura, Luca2, Marica, Paolo, Antonella, Martina, Umberto, Federico, Enrico, Giorgia

Urlano un grande GRAZIE a:
Menestrello Jan – don Giovanni Dan e “’Na cantada in compagnia” – Anna e Giulio custodi del tempo e del Peralba – Hofer – rif. Venezia “staff” – il “doc” del De Gasperi – Anna, l’Antelao e le torte – Rudi 6+ – Totò – Bepi e Iseta – Martina e papà – i soi de Luca – e naturalmente tutti gli altri che per mancanza di spazio non possiamo menzionare ma che sono nel nostro cuore…

_

Divino il silenzio di occhi nel fuoco
che ospita il saggio lare
dai sibili rapaci
a scuotere ricordi
di giochi e vecchie braci.
Dove Eolo osa tuffarsi in crepacci
con un refolo l’ombra sfuma in alba
e l’arcobaleno cavalca il Peralba.
Ma dietro le capre batte il sentiero:
gravi muggiti, criniere di seta,
un pastore viso arso,
della Carnia il sudore!
In file bersagliere
larici eleganti corrono fuori
dal bosco più selvaggio
di abeti irti in carcasse
come cedri del Libano…
Solo, sotto i ghiaioni
di tramonti il Volaia s’ubriaca.
Osservan la terra come un ostaggio
vivi occhi in fessure sotto i mantelli,
la pioggia che lava le nostre paure
ci dà salamandre e nuovi ruscelli.
(Federico Da Dalt)

mercoledì 08 agosto 2007 | Autore: Roberto

Ricevo da Marica una serie di fotografie relative all’escursione soprannominata “Zoppada”…

Categoria: Roberto  | Tags: , ,  | Lascia un Commento  | 
domenica 05 agosto 2007 | Autore: Roberto

Monvis On Tour.

Il Logo di MonvisOnTour

Il Logo di MonvisOnTour

Ritorna l’estate e come di consueto per un gruppetto di baldi giovani ritorna il tempo di indossare zaini e scarponi e avventurarsi per i monti. Quest’anno però i nostri eroi hanno deciso di scoprire nuovi orizzonti: “giro del Monviso!” propone Robi…e la truppa nonostante qualche momento di incertezza per la lontananza del luogo e un po’ di nostalgia “dolomitica”, acconsente spensierata. Così la mattina (assonnata) del 30 luglio i “PiavePo” sono partiti dalla stazione di Conegliano per il “giro del Viso col sorriso”. Per la cronaca ricordo che al già consolidato gruppo esclusivamente maschile dei “Coglians” (e qui non mi dilungo in spiegazioni..), quest’anno si è aggiunto quello femminile delle “Fenommene”: insomma, un po’di rivalità ci vuole! Arrivati a Torino abbiamo proseguito per Pinerolo e poi per Torre Pellice; qui con navetta e furgone stile cow boys abbiamo raggiunto il rifugio Jervis, prima tappa della nostra scarpinata sulle montagne piemontesi. Il secondo giorno è stato apocalittico: partenza ore 9.30 dal Jervis, arrivo al Bagnour alle 22.15…quel martedì 31 luglio resterà nella mente di tutti noi, specialmente in quella di Martina (le vesciche ringraziano ancora per il divertimento)!! Ad ogni modo siamo giunti a destinazione tutti interi e abbiamo trovato un rifugio simpatico e accogliente. Ciò che più ci ha stremato in questi giorni sono stati i notevoli dislivelli da percorrere: salite verticali e discese perdifiato…un vero toccasana per piedi e ginocchia! Nonostante la fatica il gruppo non si è mai perso d’animo anzi, certe circostanze saldano le amicizie e così ogni piccolo gesto, dal passarsi la cioccolata al darsi la mano, ha contribuito a rendere la stanchezza più sopportabile. Dal Bagnour siamo arrivati all’Alpetto, rifugio che i nostri “Coglians” non scorderanno con facilità a causa di una cena decisamente scarsa rispetto ai loro stomaci capienti e a una notte trascorsa sul pavimento di una camera troppo piccola per tutti noi: la temperatura si è rivelata infernale e c’è chi per trovare sollievo e ossigeno ha cercato rifugio nel corridoio o ha dormicchiato nel bagno…Sopravvissuti anche a questa vicenda, zaini in spalla abbiamo ripreso il cammino gustandoci gli spettacoli offerti dalla natura, e purtroppo tra questi si è presentata anche la pioggia che ci ha accompagnato fino al Giacoletti, rifugio che ci ha ospitato per gli ultimi due giorni. Con la scusa della pioggia ne abbiamo approfittato per ristorarci un pochino e ci siamo permessi un pomeriggio di relax tra the caldi, chitarra, decoro di magliette e dediche-ricordo per i compagni di viaggio. La sera poi, essendo il 2 agosto la festa degli uomini, abbiamo festeggiato i nostri ‘machi’ coinvolgendo una bella compagnia di piemontesi doc e un simpatico gruppo di francesi…è stata proprio una gran serata! Il giorno dopo con molta calma abbiamo “conquistato” punta Venezia (3095 slm) dove alcuni di noi si sono dilettati ad arrampicare grazie a una provvidenziale corda da 60 metri che ha girato a turno negli zaini in attesa del momento giusto per essere sfoggiata. L’ultimo giorno salutando il Giacoletti ci siamo diretti al “Buco di Viso”, ma omai si era fatto tardi e la navetta aspettava al Pian del Re, così con una discesa rompigambe siamo giunti alle Sorgenti del Po sulla via del ritorno.

Questi giorni sono stati conditi da attimi dai sapori differenti: i due stambecchi fuori dal Giacoletti, il tuffo inatteso di Gabri in un gelido laghetto, le marmotte che ci spiavano curiose, i panini con l’insuperabile prosciutto di Gian, le riflessioni con la consegna di piccoli segni, le chiacchiere notturne con Livio e Roberto del Bagnour, i campanacci che risuonano nelle valli…E’ incredibilmente ricca di sorprese la vita, basta solo saper cogliere le occasioni giuste: queste esperienze di gruppo tra fatica, divertimento e condivisione ne sono una degna prova!

Antonella

lunedì 04 settembre 2006 | Autore: Massimo

Queste foto sono a corredo della camminata “CuorAlba 2006″