Archivio della Categoria » Attrezzature/Materiali «

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Il consiglio più importante per chi effettua escursioni nella stagione più fredda è semplice: state attenti alle scivolate e tenete i ramponi a “portata di piede”. Se poi incontrate ghiaccio vivo, tornate a casa!
Accanto al rischio delle valanghe quello delle scivolate è uno dei principali pericoli di cui devono tener conto gli escursionisti che frequentano la montagna in inverno. Il rischio che, durante un’escursione invernale, si verifichi una caduta con una successiva scivolata è direttamente legato alle condizioni del terreno su cui si sale.
_

Progressione sulla neve

Fin quando si progredisce su una superficie di neve soffice la suola dello scarpone, grazie alla sua struttura “scolpita” è generalmente sufficiente per creare l’attrito necessario a sostenere il passo dell’escursionista. Queste condizioni ideali però non si verificano sempre. Quando la neve si presenta maggiormente indurita, a volte consentendo allo scarpone di penetrare con la parte anteriore della tomaia o addirittura di creare solo una leggera scafittura, diventa indispensabile calzare i ramponi, aiutandosi nella progressione, a seconda dell’inclinazione del pendio, con i bastoncini (quelli telescopici da trekking vanno benissimo) o con la piccozza.
_

Attenti al ghiaccio!

Quando si fa riferimento alle condizioni del terreno occorre fare molta attenzione a non confondere la neve dura con un pendio ghiacciato vero e proprio. La superficie nevosa, è un manto che, per quanto compresso ed indurito, è composto da cristalli di neve ancora integri. Quando però questi cristalli vanno incontro ad un processo di scioglimento dello strato superficiale (a causa dell’innalzamento della temperatura o della pioggia) e a un successivo consolidamento la distesa nevosa si può trasformare in un vero e proprio pendio di ghiaccio vivo, estremamente difficile da scalfire.
_

Solo per alpinisti

Le condizioni appena descritte possono essere affrontate solo da chi ha una preparazione ed un’attrezzatura di tipo alpinistico. Insomma, quando un escursionista si trova di fronte a queste situazioni ha solo una cosa da fare: tornare a casa. Il ghiaccio vivo, infatti, viene normalmente salito con ramponi e due piccozze e il più delle volte gli scalatori si legano in cordata per affrontare pendii di questo tipo.
_

A tutte le quote

Un errore che spesso si commette, e che è fonte di grande rischio, è quello di pensare che il ghiaccio vivo si possa trovare solo sulle montagne più alte, quelle che, solitamente, sono meta dell’attività alpinistica e non escursionistica. Questo approccio è assolutamente fuorviante: d’inverno le condizioni che portano alla formazione di pendii di neve durissima o addirittura ghiacciati, si possono verificare su qualsiasi montagna, anche con poca neve (basti pensare al “vergls”, l’infido e quasi invisibile strato di sottile ghiaccio che si forma a volte sopra le rocce, rendendo l’equilibrio estremamente instabile) anche alle basse quota, tanto sulle Alpi come sugli Appennini.
_

Fiutare l’aria

Proprio perché queste condizioni si possono verificare ovunque, rendendo impegnativi e pericolosi anche percorsi solitamente molto semplici, occorre preparare le escursioni invernali ponendo attenzione alle informazioni meteo e ambientali (informandosi sulle condizioni locali, oltre che su quelle generali), portando sempre appresso l’attrezzatura necessaria (prima di tutto ramponi e piccozza) e imparando anche a “fiutare l’aria”. Pensate ad esempio alle belle giornale invernali, che magari arrivano dopo un periodo di tempo perturbato e non particolarmente freddo (cosa sempre più frequente). Queste sono un invito irresistibile ad andare in montagna, ma possono anche rappresentare un tranello: spesso d’inverno l’arrivo del bel tempo e dell’alta pressione corrisponde ad un abbassamento delle temperature e al verificarsi delle condizioni che portano alla formazione del pericoloso strato di ghiaccio sui pendii nevosi.
_

Un doloroso ricordo

Qualcosa del genere si verificò nella tragica domenica del 17 dicembre 2000, quando, dopo un progressivo innalzamento della temperatura, subentrò l’alta pressione e repentino abbasssamento termico. Tutte le superici nevose delle Alpi Centrali, prima fradice d’acqua, si trasformarono in uno spesso strato di ghiaccio e il Soccorso alpino fu mobilitato in un’allucinante successione di interventi, che si tradusse nel recupero di ben 10 morti, 17 feriti ed oltre 70 persone evacuate con largo impiego di elicotteri. Quella fu una dolorosa giornata, che avvenne solo perché, nonostante i ramponi correttamente calzati dalle vittime, i pendii normalmente percorribili con facili camminate, si erano trasformati in ghiaccio vivo.
_

Informazioni

Le informazioni tecniche che ci hanno consentito di realizzare questo testo sono sono tratte dall’alpinista Daniele Chiappa, specialista di sicurezza in montagna ed autore dei corsi on-line pubblicati sul sito www.sicurezzainmontagna.it

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Le condizioni ambientali invernali possono costituire un serio ostacolo all’uso dei dispositivi elettronici.
Una soluzione consiste nel preparare gli oggetti caldi, per esempio lasciandoli collegati alla rete elettrica ed accesi fino all’ultimo momento per poi chiuderli nella loro borsa.
E’ necessario infatti difenderli isolandoli dal freddo, ad esempio mettendoli in borse con buona capacità termica, o avvolgendoli in un manufatto in piumino.
Produrre localmente calore utilizzando cuscinetti chimici o tenendoli vicino al corpo, ideale è trasportarli nello zaino nella zona di contatto con la schiena. In questi casi fare attenzione all’umidità prodotta dal corpo stesso e difendere le apparecchiature mettendole in un sacchetto da freezer con zip ermetica.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
E’ uno strumento elettronico da polso che integra le funzioni di orologio con quelle di altimetro e barometro
Gli altimetri elettronici sono oggi disponibili con buona qualità nella versione di orologio-altimetro. Questi dispositivi comprendono sempre anche un barometro che diventa utile per seguire le evoluzioni meteo durante le soste a quote costanti. Molto spesso è disponibile anche la funzione di bussola elettronica che rende lo strumento completo e quasi indispensabile come dotazione di un?alpinista.
Questi dispositivi permettono visualizzazioni delle quote, delle loro variazioni, delle velocità di salita/discesa dei dislivelli complessivi. Tali visualizzazioni sono spesso fantasiose, ma ciò che è importante è la qualità del sensore di pressione che deve sempre avere accoppiato anche un sensore di temperatura. Quindi diffidare di orologi-altimetri di marche poco note.
Una delle criticità del dispositivo è rappresentata dalla batteria; questa criticità può evidenziarsi soprattutto in situazioni di bassa temperatura e comunque rappresenta sempre un limite di utilizzo. A questo proposito è ottima la scelta di dispositivi con un sistema di ricarica solare o a movimento della batteria interna. Da non dimenticare che tutte le funzioni ausiliarie, come sveglia e illuminazione del quadrante, contribuisco a scaricare la batteria.
L’altimetro è un dispositivo elettronico suggeribile a chiunque frequenta l’ambiente montano, disponibile sul mercato anche a condizioni abbastanza economiche. Verificare che dell’altimetro sia garantita non solo l’impermeabilità ma anche la tenuta subacquea ad almeno 10 metri. Questo lo rende assolutamente impenetrabile dall’umidità.

_
Taratura

Ricordiamoci che dobbiamo sempre iniziare la nostra giornata in montagna verificando ed eventualmente modificando la taratura dell’altimetro, stando su un punto noto iniziale. Questo permetterà una buona precisione per i seguenti 500 metri di dislivello e i seguenti 5000 metri di spostamento orizzontale. Dopodiché la taratura può essere verificata ed eventualmente modificata.

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Durante le nostre escursioni in montagna affidiamo sempre di più la nostra sicurezza al cellulare, che in diverse occasioni si è rivelato fondamentale per risolvere delle situazioni di emergenza. Ecco allora alcuni suggerimenti per usarlo al meglio in alta quota.

_
Suggerimento n° 1

Non bisogna mai dare per scontata la copertura del segnale nelle aree in cui ci si deve muovere, sulla quale ci si dovrebbe informare, eventualmente, presso un ufficio turistico o la casa delle guide locali. Una buona soluzione è anche di disporre, nello stesso gruppo di persone, di cellulari collegati a diversi gestori. Attualmente in Italia non c’è molta attenzione da parte dei gestori nel servire le zone di montagna. In paesi vicini, ad esempio in Svizzera, vengono sfruttati i piloni degli impianti, i rifugi, oppure i ponti radio per istallare delle celle di trasmissione. Sempre in Svizzera è possibile sapere, accedendo ai siti internet dedicati alla montagna, la copertura del segnale nelle varie aree. Auspicabile sarebbe che lo stesso accadesse nel nostro Paese.

_
Suggerimento n° 2

Se il cellulare non trova la rete del proprio gestore, propone la registrazione su altre reti eventualmente disponibili: in questo modo è possibile accedere in ogni caso ai numeri di emergenza. La raccomandazione è di saper usare le funzioni per ricercare le reti sul proprio cellulare e naturalmente di conoscere i numeri di soccorso.

_
Suggerimento n° 3

Il cellulare è un dispositivo che per funzionare bene ha innanzitutto sempre bisogno di batterie in buona efficienza. Attenzione alle condizioni di basse temperature, che potrebbero impedire l’uso temporaneo del cellulare. In questo caso, bisogna riscaldarlo all’ interno di un indumento e riprovare ad usarlo. Il freddo non scarica la batteria ma ne limita l’erogazione di energia.

_
Suggerimento n° 4

Se non è assolutamente indispensabile, è meglio tenere spento il cellulare durante l’escursione. E’ una forma di rispetto nei confronti degli altri e nello stesso tempo è una precauzione per contenere il consumo di batteria. Inoltre, quando il cellulare viene trasportato in area a basse intensità di segnale spende maggiore energia nel tentativo di tenere informata la rete circa la sua disponibilità al collegamento.

_
Suggerimento n° 5

Il cellulare potrebbe non funzionare per mancanza di rete oppure per la presenza di troppi segnali che si sovrappongono. Tipico è il caso delle montagne che si affacciano sulla Val Padana. Accade talvolta che il cellulare indica un segnale di rete molto forte che al momento dell’utilizzo scompare del tutto. In questi casi la soluzione migliore è sfruttare la struttura della montagna, abbassandosi di qualche metro, e riprovare ad esempio da una valletta che abbia una visibilità limitata sul territorio sottostante. Così il cellulare vedrà solo alcune celle e sarà facilitato nel collegarsi ad una di esse. In caso di necessità assoluta di effettuare una chiamata conviene quindi avere il cellulare già aperto mentre si cerca di raggiungere un punto in cui si presume ci sia segnale, per eventualmente intercettarlo sul percorso.

_
Suggerimento n° 6

In molte occasioni il segnale, quando è al limite, potrebbe provenire da una serie di riflessioni sulle rocce. In questo caso si può avere un fenomeno di instabilità del segnale, per cui in un determinato luogo e in una determinata condizione è magari possibile telefonare per 1 minuto o 2, e poi può mancare la linea. L’arrivo di grandi masse nuvolose, la presenza di pioggia o la neve che gradualmente copre il terreno rendono ancora più difficili queste condizioni limite.

_
Suggerimento n° 7

Se in un’area proprio non c’è copertura e c’è la necessità di mantenere un contatto, cosa bisogna fare? Ci sono due soluzioni. La prima è quella di ricorrere a un cellulare satellitare. In questo caso i limiti sono introdotti dalla visibilità del o dei satelliti. La seconda è quella di creare un proprio link di comunicazione utilizzando un walkie talkie, tenendone uno con noi e lasciando l’altro ad una persona che è in linea ottica con la zona dell’escursione. A questo proposito esiste oggi la tecnologia PMR 446 che mette a disposizione del pubblico dei walkie talkie di costo contenuto e il cui uso è autorizzato, e che permettono un collegamento anche di 10 km in linea ottica.

_
Suggerimento n° 8

Attenzione alla affidabilità dei dispositivi elettronici in ambiente di montagna. Sia per i cellulari che per i walkie talkie affidiamoci a prodotti di ottime e collaudate marche, senza farci attirare dalle grandi offerte.

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Quando si è impegnati in un trekking di più giorni l’alimentazione diventa un problema se le tappe sono lunghe e se si dorme in tenda o rifugi senza approvvigionamenti. Occorre dunque aggiungere, nello zaino, anche il cibo e le bevande necessari. In parte è possibile risolvere il problema con l’impiego di preparati liofilizzati, leggeri e pratici, che fanno però rimpiangere la normale alimentazione.
Appena alzati si consiglia una abbondante colazione a base di latte, naturale oppure liofilizzato o condensato, con pane, marmellata e miele.
Durante il giorno ci si può sostenere con pane, salumi o formaggi, frutta fresca e secca e cioccolata da consumasi in alcune soste, preferibilmente al termine delle salite. La sera è il momento del pasto più sostanzioso della giornata: si cena in  rifugio, oppure, se si fa tappa in un bivacco, si possono cuocere minestrine e altri cibi liofilizzati col fornellino. In questo caso è bene scegliere gli alimenti in base alle proprie preferenze, che spesso sono espressione di vere necessità organiche, per non compromettere il lato psicologico dell’alimentazione. Durante il trekking è bene assumere reintegratori salini, in tavoletta o solubili in acqua. Questi, soprattutto in alta montagna, sono indispensabili per recuperare i sali perduti anche bevendo l’acqua di scioglimento della neve, estremamente povera di sali minerali e in grande quantità di difficile digestione; può anche provocare dissenteria. Nei giorni o nel giorno precedente l’escursione, può essere utile aumentare le proprie riserve energetiche con una alimentazione un po’ più ricca, ad esempio in grassi, senza tuttavia eccedere nei cibi.
Distribuite l’alimentazione nel modo più regolare possibile: l’ideale è costituito da piccoli spuntini (pane, biscotti, frutta secca, sorsi d’acqua) ogni ora, ora e mezzo, rimandando il pasto abbondante a fine giornata. Una adeguata idratazione durante gli sforzi fisici prolungati è fondamentale: i liquidi e i sali, persi sotto forma di sudore o di vapore acqueo durante la respirazione, raggiungono anche alcuni litri al giorno.
La stanchezza può ridurre considerevolmente la sete: per questo alla sera è buona nonna bere del brodo salato o consumare un minestrone. Insieme all’acqua, con il sudore si perde una grande quantità di sali minerali (potassio, sodio, cloro e magnesio) che possono venire reintegrati con i cibi giusti (verdura e frutta). Per attenuare in poco tempo l’effetto della sudorazione – inoltre – può essere utile ricorrere a reintegratori salini. Anche la frutta secca è molto ricca, oltre che di zuccheri, anche di sali minerali.
E’ sempre meglio scegliere cibi facilmente digeribili. In montagna, pur non perdendo di vista il piacere del cibo, ci si deve nutrire per rimanere in perfetta efficienza fisica. I cibi liofilizzati sono un importante passo avanti nella alimentazione in montagna: pesano poco – però ci vuole poi l’acqua – e occupano poco spazio. Tuttavia è bene variarli con i cibi tradizionali, anche perché costano molto e dopo poco non appagano più il palato.
E’ invece sempre bene evitare gli alcolici durante l’attività fisica per la pericolosa vasodilatazione che provocano. Usateli con moderazione anche a fine giornata, soprattutto se siete molto stanchi.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
E’ di certo una delle voci più importanti per chi pratica il trekking. Il risultato di un’escursione è infatti determinato in buona parte dalle calzature.
Molti passi avanti sono stati atti negli ultimi anni anche in questo settore. Il mercato ha cercato soprattutto di realizzare delle scarpe più leggere possibile senza perdere in robustezza e resistenza.
Di modelli ne sono stati inventati moltissimi, più o meno costosi e più o meno validi, che non ci è possibile esaminare in dettaglio. Come tomaia, si va dalla cordura al Gore – Tex ®, dalla più classica in cuoio alla più rivoluzionaria in plastica.
Importante è anche la suola, della quale esistono numerosi modelli, a partire da quelle tradizionali Vibram. L’importante comunque è che la suola abbia caratteristiche di aderenza su qualsiasi tipo di terreno. Nella parte posteriore della suola si sono inseriti “polimeri” e creati cuscinetti d’aria per attutire l’impatto del tacco al terreno, dissipando l’energia d’urto e riducendo i rischi di infiammazioni ai tendini, i carichi gravanti sull’anca e sulla schiena e l’affaticamento generale. Molte pedule adottano comodi plantari anatomici intercambiabili, igienici e asciugabili in tempi brevissimi.
Nelle pedule per il moderno escursionista, il vecchio scarpone da montagna non si ritrova più, neppure nei lacci. Comunque c’è chi lo preferisce, sostenendo che la scarpa deve essere “bella solida e pesante”, altrimenti non è buona. E’ un convincimento sbagliato, o perlomeno molto relativo. Se lo scarpone da 1,5 chilogrammi va bene in alta quota, su neve e ghiaioni, è da ritenersi inutile e controproducente sui tranquilli sentieri delle nostre montagne.
Una pedula da 600 grammi che avvolge la caviglia e magari consente una discreta traspirazione è molto più adatta. Il peso portato in più sul piede, alla lunga è molto dannoso per le gambe a livello tendineo – muscolare. Un recente studio ha stabilito addirittura che un etto portato in più sul piede (e quindi di scarpa), corrisponde a mezzo chilo nello zaino; e ciò perché il peso dello zaino è distribuito su tutto il corpo, mentre quello della scarpa grava solamente sulle gambe.
Esiste la pedula giusta per ogni situazione: se si cammina in climi caldi o a quote basse è d’obbligo preferire modelli traspiranti, che permettono cioè di far uscire il sudore e di far espirare bene il piede, altrimenti arrivano arrossamenti e vesciche.
Se si affronta l’alta montagna con problemi di neve è meglio scegliere modelli più impermeabili. Esistono comunque dei validi compromessi.
Nelle lunghe traversate occorrono due paia di scarpe: oltre alle pedule tecniche, ci vuole una scarpa più leggera, da jogging, da usare nei tratti più facili, sterrati o asfaltati, o come da riposo alla sera.
Vanno scelte con cura anche le calze: ideali sono quelle a imbottitura differenziata studiate per l’escursionismo. I risultati migliori infatti si ottengono usando una pedula giusta con la calza giusta (vedi la voce “Calza”).
_

Consigli utili per la manutenzione degli scarponcini:

  1. non fare asciugare le scarpe a diretto contatto con fonti di calore, ma in maniera naturale;
  2. per pulire la tomaia da fango e terriccio, usare una spazzola sufficientemente dura, e compiere l’operazione quando la scarpa è asciutta;
  3. quando è necessario aumentare l’impermeabilità, spruzzare del silicone sulle cuciture della tomaia;
  4. applicare grassi specifici solo su modelli in pellame;
  5. nel riporre le scarpe è opportuno riempirle con delle palle di carta ed allacciarle fino ai ganci superiori.

_

Un’ultima considerazione:

Mai partire per un trekking con le scarpe nuove. Pur garantendo una adattabilità, le moderne pedule vanno usate un po’ per adattarle al piede e intervenire su eventuali arrossamenti con il classico ed intramontabile cerotto.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo

Premessa

Il tipo di qualità dei vestiti che si indossa durante un trekking sono di grande importanza per garantire un buon cammino.
I requisiti fondamentali dell’abbigliamento sono, prima di tutto, quello di garantire al corpo il giusto calore e la praticità necessaria in modo da non ostacolare i movimenti. E’ dunque sempre meglio evitare di indossare giacche ingombranti, pantaloni stretti o maglioni attillati.
Inoltre occorre ricordare che camminare significa, spesso, anche sudare: e purtroppo a volte i camminatori meno esperti commettono l’errore di accentuare questa conseguenza indossando capi o in sovrappiù o troppo pesanti. Bisogna cercare di lasciare respirare il corpo, di portare sempre nello zaino in maglione o una giacca pesante in caso di sosta al freddo, ma durante la marcia è meglio tener sempre presente che il corpo si riscalderà naturalmente, soprattutto se il tracciato è in salita.
Occorre sempre tener presente la meta dell’escursione e il clima del periodo dell’anno durante il quale si effettua il trek, e non sottovalutare i rigori del freddo in alta montagna e negli ambienti nordici, o le punte di caldo d’estate nelle zone calde del mondo. Si tratterà dunque di unire le esigenze climatiche con la maggiore praticità di movimenti, valutando anche la leggerezza, sicurezza, costo e anche moda.
Negli ultimi anni, importanti passi sono stati fatti nel campo dell’abbigliamento per il trekking, con l’avvento di nuovi speciali tessuti che garantiscono grande perfezione tecnica e anche una varietà di modelli per tutte le esigenze e per tutti i gusti.

_

Calzettoni

Molto importanti sono le calze e, trattandosi di prodotti “a pelle”, è necessario che abbiano requisiti come la facile traspirazione del sudore, il mantenimento del piede asciutto e caldo, una buona protezione da irritazioni, abrasioni e vesciche. Calze con materiali naturali o sintetici? Il cotone non è costoso ed è abbastanza confortevole, ma assorbe il sudore, restringe e perde la forma, diventa rigido dopo ripetuti lavaggi. La lana mantiene caldi ma spesso è ruvida e trattiene il sudore. Oggi vengono molto utilizzate fibre sintetiche che hanno la capacità di estrarre velocemente il sudore lasciando il piede asciutto, prevenendo così l’insorgere di malattie come i “funghi”.
_

Maglie

L’esigenza principale di un trekker è, generalmente, quella di difendersi dal freddo e dall’umidità, dalla pioggia e dalla neve. Per questo a contatto con la pelle occorre permettere la sudorazione e la traspirazione, limitando nel contempo la perdita di calore. Le maglie di lana che si usavano un tempo assorbono troppo il sudore divenendo umide, mentre il cotone si bagna rapidamente mente e raffredda il corpo. Per questo per le magliette e le calzamaglie, che stanno direttamente a contatto con la pelle consigliamo indumenti intimi di polipropilene (pile), fibra sintetica molto leggera morbida e ideale per eliminare l’umidità e trattenere il calore. Questo tipo di indumenti è anche utile in esate perché lascia traspirare agevolmente.
_

Camicie

Una comoda camicia di cotone. o flanella, a seconda delle stagioni. In caso di freddo maglione di lana a girocollo.
Con le nuove fibre sintetiche (pile, fleece) si confezionano maglie salopette e giacche che sostituiscono i maglioni e la camicia, e che sono più leggere e traspiranti: alcuni modelli associano una membrana antivento che ne fa capi ideali anche in caso di brezza.
_

Pantaloni

Lunghi di cotone o lana, o imbottiti a seconda della stagione e dell’area geografica; pantaloni corti solo in stagioni calde e per percorsi su ampi sentieri, senza spine e rovi.
Anche i pantaloni di pile sono caldi, morbidi e comodi, ma sono piuttosto delicati lacerandosi facilmente sulle rocce o tra i rami degli alberi.
In caso di trekking estivo o a bassa quota, il cotone robusto può essere sufficiente, mentre inadatto è il jeans perché troppo rigido, specialmente se bagato.
Il pantalone infatti deve lasciare libero il movimento del ginocchio, soprattutto in caso di arrampicata, per cui, se è lungo, non “alla zuava”, deve essere largo ed elasticizzato.
In inverno i pantaloni possono essere anche termici, cioè imbottiti con piumino, o essere sostituiti da una tuta o salopette imbottita.
I pantaloni possono essere ricoperti di sovrapantaloni, eventualmente imbottiti, in caso di escursioni in condizioni di freddo estremo.
_

Giacche a Vento

Le giacche leggere con molte tasche, tipo sahariana, da portare con le camicie sono utili soprattutto per gli accaniti fotografi perché permettono di avere a portata di mano tutti i rullini e gli accessori.
Nei climi rigidi lo strato protettivo impermeabile esterno deve proteggere dal vento, dalla pioggia, dalla neve. la questo caso la giacca a vento diventa un capo di abbigliamento essenziale.
Sono senz’altro consigliabili le giacche in tessuto impermeabile traspirante (tipo Entrant ® o Gore-Tex ®) che lascia uscire il vapore acqueo del sudore ma non le gocce d’acqua e ferma il vento. In tal modo si evita il fenomeno della condensa, tipica degli indumenti in nylon. Quando fa freddo diventa indispensabile una buona giacca di piumino. con la quale si possono affrontare anche le più basse tempeature.
_

Gli Impermeabili

Il K-Way sarà prezioso in caso di acquazzone improvviso, e ad esso è bene affiancare un paio di soprapantaloni leggeri in nylon.
Questo completo impermeabile può essre sostituito da una mantellina a “poncho” che copra fino a piedi; proteggendo anche lo zaino e lasciando le mani libere.
_

Cappelli

Di cotone, a tesa larga o visiera per proteggersi dal sole durante i trekking estivi; cappello di paglia o caschetto di tipo coloniale per il deserto. Nelle zone piovose sono utili gli ombrelli da testa.
Nei climi freddi: berretto di lana leggero o pesante, a seconda dei casi, anche a passamontagna di lana o pile. Il cappuccio della giacca a vento impermeabile ed eventualmente imbottito, concorrerà ulteriormente a proteggere dal freddo.
_

Guanti

Possono essere di lana impermeabilizzata, pelle imbottita ma meglio ancora di tessuto impermeabile e imbottito con inserto di tessuto impermeabile traspirante (tipo Entrant ® o Gore-Tex ®, più impermeabili e isolati).
Nei climi molto freddi si possono mettere, sopra i guanti, le calde manopole di Gore-Tex ®imbottito.
_

Occhiali

Da sole sono indispensabili ad alta quota, nei ghiacciai e nel deserto per difendere l’occhio dai raggi ultravioletti.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Dopo le scarpe è lo zaino il protagonista delle nostre escursioni, la nostra “casa viaggiante” che deve servire nel modo più funzionale.
Le ditte specializzate ne producono di ogni genere, per tutti i gusti e le tasche. Il materiale usato in genere è una tela robusta, una cordura ben resistente agli strappi. Le tinte possono essere vistose o mimetiche. Quelle vistose sono preferibili perché è più facile essere avvisati in caso di necessità.
Sono da preferire i modelli semplici, leggeri, con dorso anatomico ben imbottito, spallacci che non bloccano i movimenti delle braccia e magari dotati di asola poggiamani, con comode tasche esterne e fascia in vita larga e imbottita nei modelli più capienti.
E’ importante scegliere la dimensione dello zaino prima della partenza: partire con lo zaino troppo grande per una gita di un giorno è inutile e alla lunga si rivela anche ingombrante e fastidioso. Viceversa cercare di far stare dentro un piccolo zaino materiale per una marcia di più giorni può creare problemi di organizzazione dello spazio.
Più utili si rivelano invece le tasche laterali (in una, ad esempio, si possono mettere le borracce), e il tascone posteriore in cui riporre le cose più fragili e di uso immediato (gli occhiali da sole, l’altimetro, ecc.).
Altrettanto funzionale è la separazione all’interno in due zone distinte: una superiore apribile dall’alto, una inferiore cui si accede mediante una cerniera lampo posteriore, per evitare di dover svuotare tutto lo zaino per raggiungere quanto abbiamo posto in fondo.
Un buono zaino, inoltre, deve essere dotato di una cucitura imbottita che consenta durante la marcia di agganciarlo alla vita così da distribuire il carico in maniera ottimale.

_

Caso 1
Escursione di un giorno in Dolomiti nel periodo estivo:

Materiale necessario:

  1. carta topografica per escursionisti (meglio se in scala 1:25.000);
  2. fotocopie resoconti escursione;
  3. felpa in pile o maglione pesante;
  4. k-way (meglio una giacca in Gore-tex) e poncho (mantellina);
  5. berrettino con frontino;
  6. acqua: 1,5 – 2,5 litri a seconda della lunghezza dell’escursione, dell’orario di partenza, delle temperature previste e della presenza di rifugi o sorgenti lungo il percorso;
  7. piccola torcia elettrica (controllare le batterie);
  8. tessera C.A.I.;
  9. bussola, coltellino multiuso, accendino e fiammiferi;
  10. bandana per proteggere il collo dal sole;
  11. crema solare e burro cacao;
  12. carta d’identità e soldi;
  13. 3 pacchetti di garze sterili e un rotolo di garza elastica;
  14. nastro adesivo per fasciature aspirine, supposta di tachipirina (antifebbre), borocilline e pastiglie di energetici e sali minerali (tipo GT Enervit), cerotti;
  15. set antivipera (siringa a stantuffo per estrarre il veleno, lametta, disinfettante, laccio emostatico);
  16. spuntino o pranzo al sacco (es: brioches, snack, panini imbottiti, cioccolato, cubetti di formaggio stagionato, ecc…);
  17. telefono cellulare;

Materiale opzionale:

  1. macchina fotografica;
  2. binocolo;
  3. altimetro (visto il costo…);
  4. occhiali da sole da montagna (100% protezione UV);
  5. casco da alpinismo (se si prevedono tratti con pericolo di caduta sassi);
  6. 25 m di corda da 10mm, 8 moschettoni e 7 anelli di cordino (se si prevedono singoli passaggi esposti con difficoltà tecniche).

_

Caso 2
Escursione di un giorno in Dolomiti nel periodo invernale senza neve:
Rispetto al caso 1 è solitamente necessaria una minor quantità di acqua, dal momento che la sudorazione è molto meno abbondante. Ricordarsi comunque di bere anche senza stimoli. Necessari piumino, berretto in lana, guanti (indossarli, anche se si sente freddo solo ai piedi). Io porto anche la canottiera in lana…(evitare indumenti a contatto con la pelle che restino bagnati).

_

Caso 3
Escursione di un giorno in Dolomiti nel periodo invernale con neve:
Rispetto al caso 2 direi che sono necessari anche occhiali da montagna, ghette, pantaloni da sci e, se c’è molta neve, racchette da neve o sci. A seconda della difficoltà e pericolosità dell’escursione, può essere necessario l’ARVA per il soccorso di una persona travolta da valanga (il suo utilizzo richiede un certo addestramento!).

_

Caso 4
Escursione di un giorno in Dolomiti nel periodo estivo per via ferrata:
Oltre all’attrezzatura indicata nel punto 1, è necessario utilizzare il set da ferrata che è composto da imbracatura intera, dissipatore (fondamentale per assorbire le elevatissime energie che si generano con cadute in ferrata), 2 m di corda da 11 mm, uno spezzone di corda di 1 m, due moschettoni a base larga con chiusura automatica e fermacorda. Necessario anche il casco! Sono utili scarponi con suola semirigida per meglio progredire su parete e guanti. Attenzione a tasche laterali e lacci dello zaino perché potrebbero impigliarsi e creare problemi. Agli inesperti consiglio di comprare il set già fatto.

_

Caso 5
Escursione in Dolomiti nel periodo estivo di più giorni:

In più rispetto al caso 1:

  1. sacco lenzuolo (se si pernotta in rifugio), oppure sacco a pelo e materassino (se si prevede anche di accamparsi);
  2. ciabatte (se pernottamento in rifugio);
  3. ricambi di biancheria;
  4. asciugamano piccolo, saponetta, deodorante, dentifricio, spazzolino;
  5. 2 borse di plastica per la spazzatura e gli indumenti usati;
  6. bottiglie di plastica per scorte d’acqua;
  7. cibo (calcolare il numero di pasti e colazioni al sacco). Portare ad esempio: panini imbottiti, cubetti di formaggio stagionato, scatolette di tonno/mais/carne, pane, cioccolata, frutta secca, brioches, snack, zuppe liofilizzate e pasta (ma allora bisogna portarsi anche il fornelletto da campeggio, la pentola ed il coperchio);
  8. scarpe da ginnastica per far riposare i piedi (opzionali);
  9. tenda (se si evitano i rifugi…ma attenzione alle regole locali sul campeggio libero!).

(fonte: internet)