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domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Prevedere il manifestarsi di perturbazioni, consente all’escursionista di sottrarsi alle conseguenze del maltempo. Per far previsioni bisogna conoscere numerosi elementi meteorologici: le nubi, i venti, l’umidità, la temperatura, la pressione.
Uno strumento molto utile al fine di valutare l’evoluzione del tempo è l’altimetro-barometro, che segnala le variazioni della pressione atmosferica e nello stesso tempo, indica l’altezza a cui ci si trova.
A volte, per stabilire se e quando pioverà, non serve l’altimetro-barometro, basta solo osservare il cielo. Se il sole è oscurato da nuvoloni neri, la pioggia – di sicuro – è imminente. Ma, in genere, non è così facile prevedere; la meteordogia è una scienza antica e complessa. Per avvicinarla si potrà iniziare con lo studio delle nuvole, che si dividono a seconda dell’altezza (vanno da terra a 15.000 metri) e della forma.
Oggi, chi si appresta a compiere escursioni più o meno lunghe o impegnative può informarsi sulle previsioni del tempo diffuse via internet, o alla radio, alla televisione e al teleforo. Una volta, invece, ci si basava quasi esclusivamente sulle antiche massime e sui proverbi contadini. Chi non conosce “rosso di sera bel tempo si spera, rosso di mattina la pioggia si avvicina”? Sebbene non infallibile, questo proverbio è abbastanza attendibile, ancora adesso che viviamo nell’era dei satelliti meteorologici.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo

Prepararsi seriamente ad ogni uscita, affrontando ognuna di esse dalla semplice all’impegnativa, con ugual senso di responsabilità verso se stessi, con coscienza:

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Regola n° 1

Sii conscio dei tuoi limiti, non avere riguardi o reticenze nel riconoscerli. Sapere fin dove si può arrivare (e non solo nell’andare in montagna) è il primo indispensabile passo;
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Regola n° 2

Informati, fino ad averne certezza, dei tuoi itinerari delle difficoltà che comportano, dei tempi di percorrenza. Scegli quelli più adatti e riferendoti a tutto questo, nel calcolare gli orari della tua gita ricorda che è norma antica partire presto e tornare presto. Che tu sia in un rifugio o in un albergo del fondovalle, lascia indicazioni di massima del tuo programma e del tuo itinerario. Tenendo presente che in montagna è buona norma essere sempre accompagnati.
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Regola n° 3

Se nel tuo “carnet” hai inserito un itinerario nuovo, impegnativo o comunque a te sconosciuto, abbi cura di fartelo descrivere dettagliatamente, guida e cartine alla mano.
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Regola n° 4

Se si tratta di ascensioni o traversate su ghiaccio è d’obbligo rivolgersi ad una guida.
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Regola n° 5

Preoccupati delle condizioni del tempo, non andare “all’avventura” basandoti su interpretazioni “all’antica”. Al giorno d’oggi le rilevazioni dei satelliti meteorologici consentono previsioni elaborate con i computer, difficilmente sbagliate. In montagna, soprattutto in alta montagna, le condizioni del tempo possono mutare radicalmente nel giro di poche decine di minuti. Radio, televisione e quotidiani offrono un quadro completo non solo delle previsioni, ma anche dell’evoluzione della situazione meteo.
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Regola n° 6

Abbi particolare cura nell’approntare l’attrezzatura da montagna rispondente alle tue esigenze personali. Senza badare alle fatue indicazioni della moda, scegli criteri di praticità e qualità anche spendendo, magari, qualcosa in più: il comfort di una giacca a vento ben imbottita in mezzo ad una bufera calata all’improvviso, vale più di cento firme di stilisti.
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Regola n° 7

Per i tuoi acquisti rivolgiti a chi sia in grado di consigliarti.
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Regola n° 8

Prima di partire preoccupati di verificare il “carico” del tuo zaino: viveri, bevande, eventuale cambio di indumenti, ecc.
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Regola n° 9

Le ricerche in campo medico hanno dimostrato l’estremo beneficio che si può ricavare da una corretta alimentazione. E’ finito il tempo dell’abbuffata perché “si sprecano energie”. Una colazione nutriente accompagnata nell’arco della giornata da qualche assunzione di bevande o pasticche energetiche e facilmente assimilabili, offre sufficiente risposta al fabbisogno richiesto da ore e ore in montagna. Sarà meglio rimandare a fine gita i festeggiamenti a tavola: qualsiasi alcolico produce un effetto negativo sotto sforzo. E’ quindi consigliabile preferire, fino a quando le fatiche non siano ultimate, tè, bevande energetiche o semplice acqua, liquidi comunque in grado di reintegrare la graduale disidratazione dell’organismo provocata dalla sudorazione. E’ norma prudenziale portare nello zaino un thermos con bevande calde, specialmente nella stagione fredda.
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Regola n° 10

Comportati coscientemente: se le condizioni del tempo o qualsiasi altro fattore ti consigliano di ritornare sui tuoi passi, non te ne vergognare; la montagna resta comunque li, nessuna montagna vale il rischio. E ricorda che scelte avventate possono comportare pericolo anche per i soccorritori, chiamati per aiutare quanti in montagna si trovino in difficoltà, costretti ad operare in condizioni sempre difficili.
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Regola n° 11

Aiuta chi incontri sul tuo cammino ed è meno esperto di te o si trova malauguratamente in difficoltà. La solidarietà in montagna è sentimento spontaneo ancor prima che auspicabile; tante volte basta una parola di incoraggiamento.
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Regola n° 12

Nella drammatica eventualità di incidenti, è dovere morale e civile di ogni frequentatore della montagna di prodigarsi secondo le proprie possibilità, e in ogni modo ponendosi a disposizione delle squadre del Soccorso Alpino.
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A cura del Soccorso Alpino SAT – Trento

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Il segreto per andar lontano è tenere un ritmo costante, senza fare strappi, improvvisi arresti o partenze “lanciate”, e deve essere dettato dal proprio allenamento e dalle proprie capacità fisiche.
Ognuno perciò avrà il proprio ritmo di marcia (che va rispettato!). All’inizio dell’escursione bisogna imporsi un passo più che moderato così da scaldare bene i muscoli e superare senza sfinirsi la parte più dura: la prima ora di cammino.
In particolare si dovrà tenere un ritmo di marcia coordinato con quello della propria respirazione. Le pause sono dannose perché oltre a irrigidire la muscolatura causano un raffreddamento generale del corpo.

Nel cammino il corpo deve rimanere verticale, con il baricentro perpendicolare ai piedi; in discesa e in salita il corpo può anche essere leggermente inclinato in avanti: non bisogna cioè sbilanciarsi all’indietro poiché è la premessa per scivolare!
Sui terreni sconnessi, è fondamentale studiare l’appoggio ad ogni passo. Ciò permette di fare meno fatica e risparmiarsi pericolose slogature.
I piedi in salita vanno posti di punta, appoggiando tutta la pianta escluso il tacco, cercando il terreno migliore, meno spigoloso ed evitando pietre aguzze o mobili e l’erba scivolosa. Dov’è facile scivolare bisogna appoggiare su tutta la superficie del piede per avere la massima aderenza possibile.

Una velocità di 3 o 4 chilometri all’ora è l’ideale per un percorso che non presenta dislivelli sensibili. In un’ora si superano mediamente 300 o 400 metri di dislivello in salita a passo costante e con rare fermate.

(fonte: internet, modificata)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo

Carte dei Sentieri

Altra operazione importante prima di partire è studiare il percorso su libri, carte e guide, che sono in vendita presso le librerie specializzate sulla montagna, o, per la maggior parte, presso associazioni, enti locali, cooperative ed organizzazioni di trekking che si trovano nelle varie zone.
Saper leggere la carta topografica è molto importante, perché da questa si possono desumere dati e caratteristiche del percorso, fondamentali per graduare e programmare le escursioni.
La carta topografica è un disegno che rappresenta con segni convenzionali un’estensione di terreno, proprio come si vedrebbe, in maniera schematica, guardandola verticalmente dall’alto. Il rapporto tra le reali dimensioni del terreno e la rispettiva rappresentazione grafica, si chiama “scala”. Se la scala di una carta è, per esempio, 1:25.000, significa che le dimensioni riportate sulla carta sono 25.000 volte più piccole di quelle reali sul terreno.
Tra i segni convenzionali adottati nelle carte topografiche meritano particolare attenzione le curve di livello, specialmente in funzione delle escursioni in montagna. Esse sono delle linee che uniscono tutti i punti del terreno situati a uguale altezza. Una semplice occhiata alle curve di livello fornisce un’idea sulla configurazione del terreno, poiché le curve sono più fitte nelle pendenze rilevanti e viceversa. La carta ideale per gli escursionisti è quella in scala 1:25.000, poiché è ricchissima di dettagli.
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Segnaletica

La maggior parte dei sentieri, in Italia, è segnata con una adeguata segnaletica e ciò facilita di gran lunga l’individuazione del percorso.
Il segnale a bandierina rosso – bianco – rossa è il più collaudato e utilizzato sia in Italia che in campo internazionale. In effetti, il rosso e il bianco sono colori ideali per i segnavia, ben visibili in ogni stagione.
Non mancano però, creando confusione all’escursionista, numerosi altri tipi di segnaletica: c’è infatti un ricchissimo campionario che va dai simboli aritmetici e geometrici alle figure di animali e a complicati simboli grafici, e ai vari colori. E’ pertanto auspicabile che si giunga al generale utilizzo della bandiera rosso – bianco – rossa.
I segnavia possono essere sassi dipinti, in terreno roccioso, o tabelle di legno poste su alberi, o paletti di legno conficcati sul terreno, in modo da risultare sempre ben visibili.
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Tempi di Marcia

Per calcolare con discreta approssimazione il tempo necessario per portare a termine un percorso escursionistico senza neve, si può usare il seguente metodo:

1) prima si misurano sulla carta le distanze in linea d’aria;
2) si calcola 1 ora di cammino per percorrere 4 chilometri;
3) per superare un dislivello in salita di 400 metri occorre 1 ora;
4) infine per ogni ora di cammino si considera un quarto d’ora di riposo.

Esempio di calcolo: per effettuare un percorso della lunghezza di 8 chilometri con un dislivello di 1200 metri, occorro ore 6,15 (2 ore per i chilometri + 3 ore per il dislivello = 5 ore + 5 quarti d’ora per le soste. Totale: ore 6,15).

(fonte: internet, modificato)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Le carte hanno un loro specifico linguaggio, che va conosciuto ed interpretato da chiunque sia appassionato di trekking. Ecco allora come riconoscere valli e rilievi montuosi sulle mappe.

Per chiunque si dedichi al trekking è importante imparare come si legge sulle mappe la rappresentazione delle montagne. Sappiamo infatti che le carte geografiche sono una raffigurazione simbolica della realtà. Mappe e carte hanno quindi un loro linguaggio, che va conosciuto ed interpretato se si vuole essere in grado di leggerle correttamente. La simbologia cartografica è suddivisa in quattro gruppi principali: le opere dell’uomo (strade, sentieri, ferrovie,…), l’idrografia (fiumi, laghi canali, sorgenti), la vegetazione, i rilievi.

Limitiamoci per ora a questi ultimi, forse i più difficili da interpretare sulle carte a grande scala (da 1:100.000 a 1:25.000) perché la loro rappresentazione avviene per mezzo di curve di livello (chiamate isoipse).
Le isoipse sono linee ideali che uniscono tutti i punti di uguale quota del territorio rappresentato. Potrebbero essere paragonate ad una serie di strade perfettamente orizzontali, costruite con un dislivello costante una rispetto all’altra. La differenza di altitudine fra una curva e l’altra viene detta equidistanza ed è sempre riportata nella legenda della carta.
Nelle tavole in scala 1:25000 l’equidistanza è in genere di 25 metri. Inoltre, per faciliare la lettura, in esse ogni tre curve di livello (curve intermedie), una curva viene tracciata in modo più marcato, e a fianco di essa è pure segnata la quota corrispondente (curva direttrice). Nei tratti con poca pendenza infine, ci si serve di linee tratteggiate la cui equidistanza è di soli cinque metri (linee ausiliarie).
E’ intuitivo che quanto più le linee di livello sono ravvicinate tra loro, tanto più il pendio risulta ripido, mentre più sono distanziate, più il pendio è dolce.
Quando l’inclinazione diventa troppo ripida (è il caso di una parete rocciosa), le isoipse vengono sostituite da un tratteggio che dà l’andamento del pendio servendosi della ombreggiatura. Nelle moderne carte topografiche a cinque colori (1:25000) e a sei colori (1:50000) dell’Istituto Geografico Militare, allo scopo di ottenere un migliore effetto ed una maggiore verosimiglianza, le isoipse sono stampate in colore marroncino ed integrate dallo sfumo colore seppia, l’idrografia è in azzurro, le rocce ed i detriti in nero, i boschi in verde con l’indicazione delle essenze dominanti.
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Le Isoipse

Nella costruzione delle isoipse si immagina di intersecare un rilievo con una serie di piani paralleli ed equidistanti. L’insieme dei punti dove i piani lo intersecano sono le isoipse, che si trovano tutte alla stessa quota. Proiettandole su un foglio si ottiene la rappresentazione grafica del rilievo. (da Topografia e Orientamento, CAI)
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Il Rilievo

Per un escursionista è importante distinguere un avvallamento (impluvio) da un costone (displuvio). L’avvallamento è rappresentato da isoipse con la convessità verso le quote elevate (forma a V con vertice a monte). Il costone è invece rappresentato da isoipse che volgono la convessità verso le quote meno elevate (forma a V con vertice a valle). (da Topografia e Orientamento, CAI)

(fonte: internet, articolo di Giancarlo Corbellini)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo

Regola n° 1:MAI SOLI

Se siete soli vi sono maggiori probabilità che un qualsiasi inconveniente si possa trasformare in un pericolo grave. Dovete poter fare pieno affidamento sui vostri compagni di gita anche nell’emergenza. Valutate ogni volta l’opportunità di far riferimento a guide alpine o a gruppi e scuole del CLUB ALPINO ITALIANO;

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Regola n° 2: IN FORMA

Preparatevi fisicamente per poter sostenere gli sforzi che la montagna richiede e scegliete sempre mete adatte alle vostre possibilità, studiando preventivamente il percorso e tenendo ben presenti i vostri limiti. Sappiate rinunciare, non c’è da vergognarsi;

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Regola n° 3: OCCHIO AL TEMPO

Prima di partire informatevi sempre sulle previsioni meteorologiche e, durante l’escursione, osservate costantemente lo sviluppo delle condizioni del tempo. In quota le condizioni atmosferiche e la temperatura cambiano repentinamente, nel dubbio tornate indietro;
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Regola n° 4: BEN EQUIPAGGIATI

Anche una breve escursione deve essere fatta con un equipaggiamento adeguato. In particolare scarponcini per evitare distorsioni e scivolate, giacca a vento per il freddo e la pioggia. Preferire colori vistosi tipo rosso o arancione, se vi cercano sarà più facile trovarvi. Lo zaino, un kit di pronto soccorso, un telefono cellulare (anche se in montagna non sempre funziona) e i numeri di telefono dei soccorsi completano l’equipaggiamento minimo;
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Regola n° 5: DI BUON ORA

L’ora di partenza dipende dal tipo di itinerario che è stato scelto, ma è consigliabile mettersi sempre in marcia di buon ora. Non dimenticate che in montagna sono frequenti gli addensamenti nuvolosi nelle ore più calde della giornata, così come i temporali. Inoltre, avrete più ore di luce a disposizione;
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Regola n° 6: DARE NOTIZIE

Lasciate sempre detto dove siete diretti ad amici, familiari, rifugi o luoghi di partenza. In caso di incidente sarà più facile mettersi sulle vostre tracce. Avvisate anche dell’ora prevista per il ritorno;
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Regola n° 7: SAPER CAMMINARE

Camminate lentamente, soprattutto nelle prima mezz’ora. I vostri muscoli hanno bisogno di scaldarsi. Abituatevi a mantenere un passo regolare. Il battito cardiaco non dovrebbe mai superare le 130 pulsazioni al minuto. Non fermatevi troppo spesso, ma fate delle pause ogni ora o due. Approfittatene per mangiare qualcosa. Non abbandonate i sentieri marcati;
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Regola n° 8: ALIMENTAZIONE

Bere abbondantemente, assumendo preferibilmente liquidi ricchi di sali minerali, è indispensabile per la riuscita di ogni tipo di escursione. L’uso di bevande alcoliche durante il percorso è invece sconsigliato. I cibi devono essere energetici e leggeri;
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Regola n° 9: ADATTARSI AL CLIMA

Se il vostro itinerario si sviluppa oltre i 2000 metri sul livello del mare, prendetevi il tempo necessario per acclimatarvi. Solitamente, al di sotto dei 3000 metri, le persone sane non avvertono disturbi legati al “mal di montagna”. Prestate comunque attenzione ai sintomi premonitori (soprattutto mal di testa, nausea, colpi di tosse, insonnia);
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Regola n° 10: PERICOLI FREQUENTI

I pericoli più frequenti sono la caduta di pietre e i fulmini. Evitate o attraversate velocemente zone sovrastate da rocce e pietraie. In caso di caduta di pietre usate lo zaino per ripararvi il capo. In caso di temporale liberarsi di tutti gli oggetti metallici, allontanarsi da alberi e pareti verticali bagnate, cercare un riparo se possibile col terreno asciutto.

(fonte: internet)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Camminare è una talmente naturale che può essere considerata una delle attività più salutari per il nostro fisico.

L’escursionismo, sfruttando a fondo le nostre capacità di camminare e sottoponendo il nostro fisico ad uno sforzo impegnativo, presuppone – come per altre attività sportive – un serio allenamento per abituare gradatamente il corpo alle fatiche che dovrà sopportare.

E, tra gli escursionisti, quello che si attiva dopo un lungo periodo sedentario è colui che dovrà preoccuparsi maggiormente di irrobustire i muscoli del corpo, soprattutto quelli delle gambe, e riacquisire resistenza e fiato. Perciò egli dovrà cominciare gradatamente con semplici passeggiate, per aumentare successivamente la lunghezza del percorso.
Ricordarsi che una passeggiata inizia sempre con passo lento, e prosegue eseguendo anche profonde respirazioni (è particolarmente importante svuotare bene i polmoni, prolungando la fase espiratoria) che ossigenano meglio il sangue.
E ovvio che per ossigenare bene il fisico, l’allenamento non deve essere fatto in luoghi che possono essere inquinati, quindi possibilmente evitate zone trafficate e preferire ambienti ricchi di vegetazione.

Un allenamento più attento dovrà aumentare la resistenza fisica alternando semplici camminate con corse lente, della durata iniziale di 10 minuti per poi arrivare, gradualmente, a 30-40 minuti. Ciò permetterà di arrivare ad avere una buona respirazione.

Per chi preferisce, anche la bicicletta può essere un ottimo strumento per irrobustire i muscoli delle gambe senza gravare eccessivamente sulle articolazioni del ginocchio e della caviglia e senza stancare i piedi.

E’ cosigliabile indossare uno zaino leggero anche nelle passeggiate d’allenamento.

(fonte: internet, modificato)

domenica 07 ottobre 2007 | Autore: Massimo
Qualsiasi escursione comincia da… casa! E’ fondamentale documentarsi bene sulla zona e sul percorso che si intende fare, procurandosi e consultando guide aggiornate e leggere riviste specializzate. Bisognerà valutare attentamente tutte le caratteristiche del tracciato: lunghezza, dislivello, isolamento, esposizione, difficoltà tecniche e tempi di percorrenza.
Cercare di memorizzare la forma ed i nomi delle cime che appaiono negli articoli letti, seguire il percorso sulla carta topografica specifica per escursionisti, ascoltare le previsioni meteorologiche stando sempre pronti a rinviare la partenza in caso di tempo incerto.
Preparato lo zaino (del cui contenuto daremo più avanti utili consigli), di vitale importanza è compilare una dettagliata descrizione del percorso che si intende seguire e consegnarla ad amici o parenti (anche con le eventuali varianti possibili!).
Partire per l’escursione al mattino presto, sarebbe meglio all’alba, per godere il più possibile della frescura.
Invece dei soliti pantaloncini, sarebbe meglio usare pantaloni lunghi e leggeri, anche se è estate, per meglio cautelarsi rispetto a bruciature solari sulle cosce e sui polpacci e per meglio affrontare i bruschi cali di temperatura dovuti ad improvvisi temporali, infine per ridurre le pericolose punture di zecche e quelle fastidiose delle zanzare.

(fonte: internet, modificata)