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martedì 02 novembre 2010 | Autore: Roberto

Attenzione, dal binario è in partenza un vagone carico di Bortolot, con al seguito zaini, scarponi, sacco letto, vivande… ferma a Cortina, Braies, Dobbiaco. Agosto, adrenalina a mille in attesa della chiamata, non vedo l’ora di scarpinare sui sentieri tra un rifugio e l’altro, è passato più di un anno dal Tessa! Poi la telefonata con la notizia che non ti aspetti, capotreno Marcello infortunato al ginocchio!

Attimo di silenzio tombale… e poi AAAAAAHHH!!!! Urla strazianti di dolore, noooooo non può essere vero, il giro classico dei Bortolot salta, ci vuole una soluzione alternativa ma allo stesso tempo Bortolottiana. E qui ci sta la spiegazione… il ginocchio di Marcello è saltato su una mina, ehm… su un sasso del Cavallo nel tentativo miseramente fallito di percorrere l’alta via sei all’incontrario, ovvero da Vittorio. Ma perdindirindina, proprio sto anno dovetu farla sta via, e po’ prima del giro dei Bortolot?!? Ma forse sta scusa del zenocio ne va ben a tuti, sen strachi, ven bisogno de riposo e in fin dei conti dopo la ‘ina ghe ne una ogni matina!

Va ben ‘nden vanti. Pensa che non ti pensa, giro de aperitivi, giro de prosecchi tra i Bortolot affranti e sconcertati e poi l’idea illuminante… se va a funghi! Bravi, e Franco e Robi che no li conosse gnenca de stris? Niente paura, Max è un esperto fungaiolo, pericoli di intossicazione zero, speriamo bene!

I giorni del giro da quattro si riducono a tre, viaggio compreso, campo base a Dobbiaco, Maso Funghenhof, vista unica su Dolomiti di Sesto e Braies e sulla Val Pusteria. Per depistare come si conviene le nostre donne ( ehm, non fategli leggere queste righe sich, che ci credono eroi tra le guglie…) si parte addobbati di tutto punto in trekking, anzi per rendere ancora più l’idea o forse perché già in difetto con le nostre, esageriamo i contenuti degli zaini. (Tanto nella nostra testa già sappiamo che appoggeremo il tutto in una cameretta a cinque e viaggeremo solo con cestello e coltellino chiamato “britola”). Visto che no se camina pi de tant, la notizia fa il giro del comprensorio e nugoli de amici tra i fungaioli si fanno avanti ma solo uno, uno solo riuscirà ad aggregarsi, si sa la macchina al massimo ha cinque posti… Giovanni el diretor sarà dei nostri e anche lui in fatto di funghi se la cava, alla selezione esibisce con maestria patentino del corso del grado superiore per cercatore di mazze di tamburo, in gergo “capeon” e come possiamo non invitarlo.

Insomma i giorni passano (uno di viaggio, siamo al secondo giorno, centrale e penultimo, sich) e la mattina fatidica fa capolino. Una bella nebbia per cominciare che poi dirada in uno splendido sabato di fine agosto. I ruoli sono assegnati, Max regista fotografo capo raccoglitore e selezionatore buono, tossico, velenoso (tipo celo, manca, butta…), pulitore e cuciniere.

Ala destra Giovanni diretor de l’operazione in codice denominata “Bortolot porcini”, decantatore dei nomi in  latino, Boletus Eduis, Boletus Satana, Amanita Muscaria, porci nello, brisa, fungo del pan, brunet (che sie dialeto?), porta cesto e cellulare acceso, no se sa mai…

Ala sinistra Franco e Robi, cercatori provetti, camminatori scalpitanti, senso dell’orientamento al profumo di porcino… primo fungo raccolto, urla, applausi, evviva… Amanita Falloide (mortale!!! Orrore negli occhi di Max), poi come i bravi principianti porcini a gogò.

Centrale, attaccante infortunato Marcello, certificato medico appresso, in riposo trotterellante leggero tra i boschi in piano, fotografo naturalista, assaggiatore ufficiale dei piatti.

Morale, a fine giornata trentaquattro tra brise e porcini anche maestosi, funghi misti a volontà tra finferli, gialletti, steccherini, verdoni ecc ecc e quindici porcini subito sacrificati all’altare della gran cucina, mangiati cotti e crudi in tutte le salse… tritati finissimi, olio, prezzemolo e limone, saltati in padella, appena soffritti con la panna e le tagliatelle, fritti, nel misto… il resto essiccati e in freezer per future prelibatezze.

Voi chiederete, ma non hai raccontato la raccolta, il posto, dove, come… beh certo, ma i segreti mica si possono svelare! Recatevi dalle parti di Dobbiaco nel periodo giusto e cercate, lì troverete il tesoro… brise e porcini a volontà. I cercatori di funghi sono avvisati, adès ghe né altri do che conosse i posti… e anca i funghi!

L’avventura finisce con le  pulizie dei funghi, in religiosa contemplazione dei porcini (maestria di Max) e dell’appartamento e un saluto alle mucche nella stalla a fianco. Consigliamo stube Winkelkeller per la cena, un buon prosecco per il risotto ai funghi e una visitina alle nonne di Villa Bianca, dove tra un wist e un laboratorio Giovanni e Franco vi racconteranno di Bortolot e di porcini. Ah, Marcello, vedi de farte meter a posto el zenocio per la prossima, ok?

Ironia, avevamo le tessere CAI appresso, nel bosco oscuro potevano servire?!?

Robi – Bortolot

venerdì 12 febbraio 2010 | Autore: Roberto

Il rituale è rispettato religiosamente, la Bortolot mobile con alla guida Marcello alle ore sei spaccate preleva in successione Robi a Revine, passeggero posteriore destro, Franco a Fregona, passeggero posteriore sinistro e Max a Serravalle, passeggero anteriore. Il rito è compiuto, l’astronave col suo equipaggio se ne vola in Valsugana e poi “Autobahn” verso i monti di Alto Adige, precisamente sopra Merano, verso il gruppo di Tessa (Textel). Al park di Birkenwald si mettono a punto gli attrezzi per lo sbarco, un vero e proprio allunaggio: per noi tre trasportati il gruppo di Tessa non dice nulla, anzi le nostre risposte a Marcello son state: “Tessa che?” … “Tessa?! Boh!” … “Elo che, na fabrica de majete?” … “Tasse? Ancora?” …della seria andiamo sulla Luna, una luna poi che parla tedesco… ma capitano Kirk… ops, Marcello sì che sa dare spiegazioni esaurienti: il gruppo di Tessa è un gruppo di montagne al confine tra Italia/Alto Adige e Austria, vicino anche al Similaun, quindi alla Val Senales… ah… vabbè, andiamo per ordine che la luna Tessa è tutta da scoprire.

Caffè di moka e via! Si sbarca sotto il solleone e il primo sentiero è un ripido susseguirsi di tornanti che copre un notevole dislivello. Il sudore solca i nostri visi, il sale fuoriuscito servirà per la pasta… Chi si ferma è punito… pardon, perduto… nessuno dei quattro astro escursionisti ha il coraggio di fermarsi a riposare finché fortunatamente il sentiero scollina e possiamo recuperare un po’ di fiato. A denti stretti  tutti ammettiamo la stanchezza e vista l’età (Ah! Ah! Ah!) decidiamo di rallentare. Nel salire il nostro sguardo era stato intercettato da una bellissima cascata (Wasserfall). Ancora salita, bosco, malga Nassereto (geschlossen) e poi un costante sentiero ben tracciato taglia il versante est del monte e prendendo quota tra rocce e prativi, pascoli e rododendri giunge nel solco vallivo del torrente dove alla sommità di un picco sorge in bella posizione il rif. Cima Fiammante (Lodnerhutte), davvero di sentinella su montagne imponenti, molto diverse dalle nostre dolomiti. Il rifugio è un toccasana: tra alzataccia, viaggio in astroauto, salita alla Pantani siamo proprio stanchi e pasta al ragù, minestrone e uova e speck, accompagnati da mezze pinte di birra ci rincuorano e ristorano e come menù diventerà una costante in quel lembo di Südtirol. Siamo proprio felici, i nostri quattro giorni assieme a godere di rocce e natura, assaporando l’accogliente atmosfera dei rifugi. E che atmosfera al Fiammante, pensavamo di parlare la nostra lingua (l’italiano, ndr… o all’occorrenza il Fregonese, o Revinese, o Vittoriese stretto) ma ahimè, in quel pezzettino d’Italia l’italiano è una chimera, e prima che entri almeno in parte nella cultura di quei luoghi saranno calende greche. E allora vai con le nostre provocazioni ludiche e scherzose con un personaggio, escursionista di Silandro, che alla sera voleva “tacar boton”. Lui giù a ridacchiare dei nostri atteggiamenti folkloristici rispetto all’ordine tassativo dei tedeschi che ci attorniavano, e noi giù a chiedergli opinioni sul legame tra l’Alto Adige e l’Austria, privilegi ecc. ecc… La risposta è che per gli altoatesini è importante mantenere la cultura tirolese in un contesto di benefici italiani, perché in Austria sarebbero come tutti gli altri e non più minoranza. Ma la toponomastica deve essere solo in lingua madre. La che?!!? Topo che?!!? Dai, dai, che se l’è sol che par i nomi se pol far de manco de ciaparsela… ciapar i nomi no, ma i schei sì però… scusate l’inflessione ma quando ci vuole ci vuole. Il personaggio comunque nella sua simpatia cantava la montanara e rimpiangeva il militare negli Alpini… indovinate perché? Perché aveva imparato l’italiano! Non a scuola! Gli ho regalato autografato Bortolot “Na cantada in compagnia” di don Giovanni Dan. Abbiamo gemellato con gli altoatesini. Il giorno successivo gran scarpinata su e giù per un paio di valloni e forcelle fino al rif. Petrarca all’Altissimo (Stettiner Hutte). Lì l’intenzione (almeno la mia e di Marcello) era di salire in vetta all’Altissima (Hohe Wilde) ma il tempo con le nuvole ballerine ha messo il cappello alla cima, e lo à propio fracà zo quel capel, mannaggia… e così abbiam rinunciato, anzi desistito… appollaiandoci su una cima satellite e fotografando i paesaggi. La rinuncia a volte è conquista. Si conquista la consapevolezza del tornare a casa, del non oltrepassare il limite, del sapersi accontentare e della pazienza, tanto le montagne son lì (almeno fino al 2012, po’ vedaren!) che aspettano un altro momento propizio per farsi salire e scoprire. Solito ambaradan straniero attorno a noi, un rifugio molto frequentato, e solito menù, ovi e speck, pasta e minestron.

Il terzo giorno è stato campale con un acquazzone che ci ha annegato per un’ora circa di cammino, una provvidenziale malga aperta (Andelsalm) per rifocillarci e asciugarci un po’ e fare viandanti e poliglotte amicizie, un bivacco (Lammer), una discesa spacca gambe e una serie di laghetti alpini da lustrarsi gli occhi, una casera con una cameriera simpaticissima dulcis in fundo il rif. Bockerhutte (rif. dei Bechi… sich!) e lì la notte è stata comica (e stavolta le orecchie bisognerebbe tirarle ai valligiani e non ai turisti!) con un finale a sorpresa, ma è una storia lunga, ve la racconterò se ci incontreremo sui sentieri.

Tirando le somme dei Bortolot in Alto Adige possiamo dire che lassù se fa proprio fadiga a capirse, qualche sorriso latino in più non guasterebbe. Attenzione ai limon… su per di là “no i cresse” (non ci sono) e se chiedete un tè al limone aspettatevi grandi risate; il caffè della Beppina non si beve alla mattina… dimenticatevi il caffè espresso, lassù l’è quel longo  longo longo, una bevanda che sa de tut fora che da caffè, ma fa ben a la pression… Lassù sulla luna Alto Adige non soffrirete la sete perché sorgenti ce n’è da vendere, così come ad ogni sorgente è abbinata una fontana con annesse panchine (a volte anche artistiche)… gli spaghetti su di là si mangiano come antipasto (?!) ed è una porzione normale, mentre la “spaghetti-grande primo” è qualcosa come mezzo chilo di pasta, provare per credere, tanto che a Massimo abbiamo scovato e appioppato il nomignolo SZSZSZ… BASTA!, dopo un suo storico e deciso BASTA! BASTA! BASTA! BAM! BAM! BAM! notturno, forse per far far silenzio a un gruppetto di giovani esaltati (sich!), forse perché stava sognando un bel piatto di pasta!

E dopo tutto ciò gli astroescursionisti con la propria autostronave se ne sono tornati sulla terra un po’ più felici e sorridenti.

Rob.ortolot

domenica 31 agosto 2008 | Autore: Massimo

Questi invece sono gli scatti che ho selezionato per mostrare i Bortolot in carne ed ossa, inviate – tra l’altro – anche alla nostra sezione locale del CAI di Vittorio Veneto, a corredo dell’articolo di Roberto che ci è stato pubblicato.

lunedì 23 luglio 2007 | Autore: Massimo

Ecco qui alcune “facce” dell’escursione!

domenica 31 dicembre 2006 | Autore: Marcello Tadiotto
Tramonto dal Lagazuoi

Tramonto dal Rifugio Lagazuoi

…splendida manifestazione di grandezza… l’amata Terra..
mi investe in questo ultimo giorno dell’anno
con il regalo più bello… emozioni…
in punta di piedi… arriva la sera…

Categoria: Marcello, Poesie  | Tags: , , ,  | Lascia un Commento  | 
mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: franco canal

Alcune foto dei Bortolot fatte dal Franco

mercoledì 06 settembre 2006 | Autore: Massimo

Queste alcune delle foto più belle dei Bortolot, in carne ed ossa